Fiore del deserto

In questo pomeriggio di luglio, mi sono imbattuta casualmente in questo film meraviglioso, il quale racconta la storia di una donna che combatte contro la pratica barbara, antica e penosamente attuale dell'infibulazione.
È la vita di Waris Dirie, una modella e scrittrice somala la cui storia mi ha commossa fin nel profondo.
All'età di tre/cinque anni, Waris subisce la mutilazione dei genitali, secondo l'usanza del suo paese. La mutilazione prevede la rimozione delle grandi e piccole labbra, della vulva e la recisione della clitoride. Waris cresce convinta che una donna non sia tale se non viene cucita, per poi essere "aperta" dopo il matrimonio, ma quando suo padre la da in sposa ad un uomo di oltre sessant'anni, Waris fugge a Mogadiscio, dove sua nonna l'aiuta ad abbandonare l'Africa.
Waris giunge a Londra e qui inizia la sua nuova vita. Il vero cambiamento avviene quando, mentre lavora al fast-food, viene notata da un famoso fotografo che le lascia il suo biglietto da visita. La sua carriera da modella decolla in seguito a numerosi problemi burocratici legati al suo permesso di soggiorno, ma una volta entrata nel mondo della moda, Waris ne diventa la star. La sua notorietà le permette di porre l'attenzione sulla circoncisione femminile, che negli anni l'ha fatta soffrire e ha causato la morte delle sue due sorelle.
Waris Dirie è stata ambasciatrice delle Nazioni Unite per la lotta contro le mutilazioni genitali femminili. Per quanto nella nostra comune vita di essere umani non abbiamo il potere di esporci altrettanto e agire per cambiare usanze come queste, conoscere determinate realtà anche tramite mezzi culturali come i film e i libri ci permette comunque di poterci riflettere e crearci da noi un'opinione del mondo, per agire nella nostra cerchia di esseri viventi.

«Io amo mia madre, io amo la mia famiglia e amo la mia Africa. 
Per oltre tremila anni le famiglie hanno creduto davvero che una figlia non circoncisa non è pulita, perché quello che c'è tra le nostre gambe è sporco, quindi deve essere rimosso e cucito come prova.
La prova della nostra verginità e virtù.
E la notte del matrimonio, il marito prende una lama o un coltello e taglia per aprire, prima di costringere la sua sposa ad avere un rapporto.
Una donna che non viene circoncisa non può sposarsi, di conseguenza viene espulsa dal suo villaggio e messa allo stesso livello di una sgualdrina.
Questa pratica continua, anche se non è scritta sul Corano. È accertato che per effetto di tale mutilazione, le donne si ammalano mentalmente e fisicamente per il resto della loro vita. Le stesse donne che sono la spina dorsale dell'Africa. 
Io sono sopravvissuta, ma le mie due sorelle no.
Sofia è morta dissanguata, dopo la mutilazione, ed Amina è morta durante il parto, con il bambino in grembo. 
Quanto potrebbe diventare forte il nostro continente, se questo rito insensato venisse abolito? Un proverbio della mia terra dice "l'ultimo cammello della fila è veloce quanto quello in testa". Qualunque cosa accada ad uno solo di noi, ha effetto su tutti noi. 
Quando ero piccola dicevo che non volevo essere più una donna, perché è davvero molto doloroso e difficile da sopportare. Però ora sono cresciuta e sono fiera di quella che sono, ma per amore di tutti quanti noi, dobbiamo cercare di cambiare cosa vuol dire essere una donna.»

Lettere sulle dita

All'asilo e alle elementari scrivevo lettere alle mie maestre, un po’ perché ero influenzata dalle mie compagne di classe, che riempivano fogli interi coi nomi delle maestre e mille cuori tutti intorno, e un po’ perché quando una maestra mi trattava come se fossi stata sua figlia io, in un modo o nell'altro, dovevo dirglielo che le volevo bene e sceglievo di scriverlo. E poi io fino a poco tempo fa non riuscivo ad esprimere i miei sentimenti se non scrivendo…a me sembrava l’unico modo per essere sincera fino in fondo. Le maestre mi dicevano “brava" e "grazie tesoro” ed era magnifico sentirselo dire. 
Delle medie ho sbiaditi ricordi di compiti in classe e temi da svolgere. Erano le attività che prediligevo e non vedevo l'ora di leggere i miei lavori di fronte a tutti i miei compagni. Ricordo anche qualche complimento della mia professoressa di italiano e l'Ottimo conquistato per un compito su Giacomo Leopardi. Ho deciso di custodire questi flash della memoria come alcuni tra i più preziosi che mi affollano la mente. In quegli anni, oltre a scrivere perché dovevo, scrivevo perché volevo; quando ero a casa, libera dai compiti, provavo a scrivere qualcosa, qualche riga, oppure intere pagine.
Alle superiori le cose si fecero diverse. Ho cominciato a scrivere sul serio a sedici anni, quando mi accorsi di sentire un bisogno urgente di rigettare su qualsiasi cosa e in qualsiasi luogo fosse possibile tutto quello che mi passava per la mente, che fossero poche righe o interi fogli, non aveva più importanza: dovevo scrivere. I miei professori mi hanno beccata un mucchio di volte col cellulare in mano, mentre ero intenta a mettere una dietro l’altra qualche parola sulle Note del mio smartphone; quando scrivevo sui quaderni, invece, era facile fingere che prendessi appunti. Vorrei che i miei professori sapessero di tutti quei personaggi inventati e poi spariti, finiti chissà dove tra tutta l’immondizia del nostro paese. Ma ho sempre avuto timore del giudizio dei grandi, avrò sempre timore del giudizio dei grandi.

Piccole donne e Piccole donne crescono, Louisa may Alcott

Piccole donne e Piccole donne crescono di Louisa May Alcott,
Giunti Kids 2011, Franco Panini ragazzi 1992
Quando si affronta il periodo dell'adolescenza è importante avere accanto qualcuno che ti guidi e quanto è bello sapere che non hai bisogno di cercare a lungo, perché hai già trovato conforto nelle pagine di un libro.
Ho sempre pensato che la mia adolescenza non sia stata niente di particolare, ma non mi pento di essere stata una ragazza tranquilla alle prese soltanto coi libri, la scuola e il suo primo grande amore. Non ho mai desiderato troppo, ma in compenso mi sono costruita una bella dose di sentimenti da dispensare un po’ a chiunque, nella speranza di venir un giorno ricambiata.
Ero una piccola donna, fino a qualche anno fa, proprio come le sorelle March. Ho imparato da loro la costanza necessaria a far miei i tanti insegnamenti della vita, che arrivano spesso senza che tu li richieda, oppure quando pensi di avere le risposte, ma in realtà non sai più niente. 
Non è facile crescere, ma lo sappiamo bene tutti quanti. Affrontiamo l'esistenza chiedendoci perché siamo venuti al mondo e rare volte riusciamo davvero ad essere felici solo per il fatto di “esserci”. Dunque le piccole donne mi hanno impartito bene le loro lezioni, inducendomi a dire grazie per ogni singola ora trascorsa sulla Terra.

Mercatini e bancarelle dell'usato

Da tempo volevo parlarvi dei miei acquisti super economici in fatto di libri, invitando qualcuno dei lettori più schizzinosi a non sottovalutare l'aspetto romantico della faccenda.
È proprio di questo che si tratta, infatti. Comprare libri usati ci spinge a guardare al lato sentimentale dell'acquisto, inducendoci a immaginare chi sia stato il precedente proprietario del libro che abbiamo appena comprato ad un prezzo stracciato e a chiederci per quale motivo si sia liberato della meraviglia che abbiamo tra le mani. Spesso, la risposta ci giunge sfogliando le pagine del libro quando arriva il momento di leggerlo: un nome e un cognome appaiono sulla prima pagina del libro, o una dedica tutta cuoricini e svolazzi appare sotto al titolo e noi sorridiamo...inevitabilmente lo facciamo. Il lettore fantasma, così come lo chiamo io, lascia tracce del suo passaggio con appunti ai bordi della pagina, frasi sottolineate, e questa è una cosa che a me piace.
Ma posso capire colui a cui non fa gola l'interferenza altrui, che è così geloso dei suoi libri da non poter neanche immaginare qualcun altro nell'atto di sfogliare il suo libro. Dopotutto, l'esperienza della lettura è così intima da non lasciare spazio ad intrusioni. Il lettore spesso è come un innamorato geloso del suo amore: immaginarlo con un altro lo rende pazzo. Inoltre, un libro nuovo, cercato con gli occhi in una libreria grande, in cui il profumo di carta fresca è inebriante e invade l'ambiente, non è certo da sottovalutare, ed io stessa non posso fare a meno di cedere proprio quando mi impongo di resistere!