Jane Austen

Se mi chiedessero mai di descrivere la mia vita col nome di uno scrittore, io urlerei quello di Jane Austen.
Ho trascorso l'adolescenza a venerare una donna morta da centinaia di anni, di cui non resta altro che polvere, o forse neanche quella. Il mio modo di pensare, di agire, di essere, si è completamente rivoluzionato dal primo momento in cui ho avuto la possibilità di leggere i suoi romanzi.
Ma è davvero così? Questa donna è davvero morta? Uno scrittore, credo, non muore mai. Soltanto il suo corpo è vittima del tempo, delle debolezze umane, ma la sua anima è eterna, aleggia nell'aria, si posa ovunque. Che l'avvertiamo o meno, essa è viva. Dunque no, nessuno degli scrittori che io amo è morto o morirà, non fino a quando le loro parole continueranno a rivoluzionare la mia vita.
Questa fanciulla di nome Jane nacque verso la fine del ‘700, in una famiglia che non disdegnava affatto la cultura, con un padre che amava la letteratura e due fratelli che redigevano un giornale letterario. Mi vien da pensare che in un clima del genere la mente dell'uomo subisca una serie di affascinanti input da ritenere quasi necessario cominciare a sua volta a creare, sebbene non sia sempre così. In ogni caso è quello che accadde alla Jane adolescente, che cominciò a scrivere…racconti, romanzi brevi, parodie, il tutto destinato alla sua sola cerchia familiare.
Il fratello Henry testimoniò con le sue parole la bellezza d'animo e di aspetto, la gaiezza e la figura aggraziata della sorella, la quale, nonostante queste qualità, non si sposò mai. È esistito questo benedetto Tom Lefroy? I diversi tipi d'amore che la Austen ha descritto così meravigliosamente nei suoi romanzi da cosa sono stati ispirati? Le risposte a queste domande mi sembrano sempre troppo vaghe. Si, no, forse, è probabile, chi lo sa? Sta di fatto che agli sgoccioli del diciottesimo secolo nascevano dalla penna di Jane Lady Susan e Elinor and Marianne, la prima versione di Sense and Sensibility scritta in forma epistolare. Nel 1796 First Impressions, prima stesura del meraviglioso Orgoglio e pregiudizio, debuttò sui suoi fogli, ancora sconosciuto al resto del mondo e persino rifiutato dall'editore Cadell; cambiò lo stile narrativo di Elinor and Marianne e passò alla narrazione in terza persona, dandogli il titolo che oggi noi tutti conosciamo. Tra il ‘98 e il ‘99 scrisse Susan, che divenne Catherine ma fu pubblicato postumo col titolo Northanger Abbey.
Ma quando la famiglia decise di trasferirsi a Bath iniziò per lei un periodo di silenzio narrativo e alla morte del padre, dopo altri traslochi, assieme alla madre e alla sorella Cassandra si stabilì nel cottage di Chawton di proprietà del fratello Edward, nell'Hampshire. È qui che la sua attività letteraria riprese. Grazie a Dio! Scrisse Mansfield ParkEmmaPersuasione…I suoi capolavori furono di volta in volta pubblicati, spesso a spese dell'autrice, ma la sua carriera letteraria era avviata e le riservava molte soddisfazioni. Eppure, Jane Austen rifiutò sempre la notorietà e la vita letteraria, pubblicando sempre anonimamente e rifiutandosi di partecipare a ricevimenti a cui prendevano parte noti scrittori e poeti.
I suoi romanzi raggiunsero presto le terre d'oltre manica ma nel 1816 Jane si ammalò di una malattia che oggi è conosciuta con il nome “Morbo di Addison”, che non le permise di terminare altri suoi lavori e portandola presto alla morte, a soli quarant'anni.
La sua è stata la prima morte di cui ho sofferto, su cui ho riflettuto. È in questo caso che ho preso coscienza del fatto che l'uomo deve morire, poco importa quanto sia stata proficua e degna di essere vissuta la sua vita. Poco importa se ha prodotto delle opere meravigliose.
La mia passione per la letteratura è scoppiata proprio coi romanzi di Jane Austen e li consiglio a tutti, ma attraverso i suoi capolavori ho percepito una nuova concezione della donna che nasceva in me, una percezione più dignitosa rispetto a quella che avevo avuto fino ad allora. È me stessa che ho conosciuto, tra le pagine di quei libri.
Le sue prime opere sono parodie del romanzo sentimentale, di cui critica gli eccessi della sensibility e, con Northanger Abbey, anche del romanzo gotico, di cui invece segnala, mettendoli in ridicolo, il pericolo dello scatenarsi di fantasie morbose nella mente dei lettori, soprattutto lettrici.
Si dice che fosse solita scrivere su pezzi di carta che nascondeva sotto i suoi lavori di cucito poiché, cari lettori, all’epoca in cui la cara zia Jane dava vita ad alcune delle opere più interessanti della letteratura una donna era figlia, moglie, madre…ma non scrittrice. Dunque, tra un ricamo e l’altro, la Austen scriveva e nelle sue opere compiva un’opera metanarrativa, prestando una particolare attenzione alla distinzione fra realtà e finzione e restituendo dignità al romanzo femminile.
Nei romanzi, rielabora inoltre gli elementi della narrativa sentimentale e quella di introspezione psicologica, ispirandosi a Samuel Richardson, autore di Pamela, e Fanny Burney e in essi si avverte appena l’eco delle guerre napoleoniche, perché questa middle class vive un’esistenza quieta, del tutto lontana dai conflitti.
Il percorso interiore e la maturazione dei personaggi femminili avviene necessariamente in rapporto al contesto sociale in cui le eroine sono collocate, coi condizionamenti che questo, purtroppo, impone alle donne. L’eroe maschio sente la necessità di agire, facendo del suo percorso di maturazione un evento del tutto esteriore, mentre quello femminile è tutto interiore, difficile. Ogni eroina dei suoi romanzi si ritrova ad affrontare un problema, che rientra in un modo o nell'altro nella sua semplice sfera quotidiana. Ella trova, riconosce e supera l’errore, prendendo coscienza di sé e del mondo circostante. Il loro è un mondo rurale, in cui la vita sociale è costituita da qualche ballo informale e qualche visita ai vicini.
Ma cosa fanno queste donne austeniane? Loro danzano, suonano uno strumento, dipingono…e i soldi e le proprietà sono le principali preoccupazioni che le affliggono, sebbene non gli spettino, perché solo il primogenito maschio riceve l’eredità di famiglia.
La struttura dialogica utilizzata dall’autrice rende reali le dimensioni dei romanzi; essa contraddistingue anche il flusso dei pensieri e degli stati d’animo delle protagoniste e anticipa il monologo interiore tipico del romanzo moderno, che si manifesta in Emma e s’intensifica in Persuasion. Il monologo interiore da spazio all’interiorità femminile, ai bisogni delle donne, alla loro visione del mondo. La Austen fa della Clarissa di Richardson, una ragazza sopraffatta dagli eventi, un modello da non imitare, ed è proprio su questo principio che lei costruisce le sue donne;  Elisabeth, Elinor e Marianne, Anne, Fanny, Emma, Catherine sono donne consapevoli, oggetto e protagoniste non solo dei romanzi ma anche e soprattutto dei loro discorsi, donne che dominano sentimenti ed emozioni senza però provarli meno intensamente e che affermano i propri principi e valori. Donne che, in poche parole, io amo intensamente.
Ma ciò che mi rende cara questa donna è il fatto che scrivesse delle cose che osservava, che viveva, di cui aveva esperienza, quindi delle cose che lei conosceva. Non tentò mai di descrivere fatti o sensazioni che non aveva sperimentato di persona, e le piccole bugie utilizzate non hanno fatto altro che creare un universo a parte, in cui semplici eventi diventano fatti drammatici, intensi…ricchi di vita.
Tutto questo mi basta a sentire Jane Austen nel cuore, consapevole così come sono del fatto che io stessa, quando umilmente scrivo, attingo dalla vita che io vivo e davvero non saprei parlare d’altro.

2 commenti:

  1. Ciao!! Bellissimo post per un'autrice che, come dici tu, sarà sempre immortale! Pur restando quasi sempre confinata tra le mura di casa, è riuscita a lasciare un segno nel cuore di moltissimi lettori!

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    1. Molto spesso mi stupisco del successo che ha ancora oggi, poi mi ricordo che il talento, quello vero, e la genialità sono immortali. Grazie 😄

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