sabato 18 febbraio 2017

Rossella - Il seguito di Via col vento, Alexandra Ripley

Ci sono libri sugli scaffali di casa o nei negozi che prendono prepotentemente posto nella nostra vita senza che noi possiamo avere un minimo di partecipazione, e quindi ci si ritrova a leggere quel libro perché così doveva essere, ti chiedi dove diavolo sia finito quell'istinto che avrebbe dovuto guidarti, farti credere che la scelta fosse ancora soltanto tua.
Credevo che Rossella sarebbe stato proprio questo tipo di romanzo, un predestinato, insomma, a diventare speciale. L'istinto me l'aveva suggerito e tutto attorno a me confermava che non c'era altro libro che desiderassi davvero leggere in quel preciso momento della mia vita. Di fatto mi sono ritrovata a divorare i primi capitoli del romanzo completamente in estasi per il fatto che in altre pagine, oltre a quelle di Via col vento, i personaggi di Rossella O'Hara e Rhett Butler potessero ancora esistere.
Ricordo perfettamente che quando ho comprato questo libro al mercatino dell'usato fuori casa mia il mio entusiasmo era salito alle stelle, perché un seguito di Via col vento significava soltanto che qualcuno si era preso la briga di dare un'altra possibilità a Rossella e che probabilmente quelle pagine avrebbero potuto contenere un altro capolavoro. Sostanzialmente, dopo aver letto questo romanzo, ciò che ha raggiunto gli astri del cielo è stato il mio folle desiderio di urlare ad Alexandra Ripley che avrebbe potuto risparmiarsi la fatica di scriverlo ed è nata in me la convinzione che seguire la scia di un capolavoro non da necessariamente vita ad un altro e che è la curiosità a muovere il sole e le altre stelle, non l'amore. Perché si, io ero curiosa di sapere quale destino fosse stato riservato al personaggio di Rossella, quali difficoltà avrebbe ancora dovuto affrontare prima che la vita le desse una tregua. Sciocca che sono, ho pensato che il finale perfetto di Via col vento fosse poco per una fan dell'amore eterno come me.
Questo romanzo non mi è piaciuto, salvo i primi capitoli, i quali a parer mio si agganciano bene ed efficacemente al finale scelto dalla Mitchell; ma nel corso della lettura gli eventi si slacciano e si sparpagliano un po' ovunque ed è stato stressante dover tentare di riacchiapparli. È chiaro, dunque, che non mi sono affatto goduta la lettura e che avrei preferito leggere un altro libro, perché Rossella non mi ha lasciato nient'altro che una profonda stizza interiore. Lo scopo principale dell'autrice era solo quello di dare sfogo alla sua fantasia, concentrata unicamente sulla storia d'amore tra Rossella e Rhett, tratteggiando un contorno poco chiaro e fatto solo di continui spostamenti della protagonista da un luogo all'altro, in mezzo ad una miriade di personaggi. La lettura mi ha confusa, tanto che potrei a stento ricostruire la trama del romanzo.
A questo punto ho fatto un passo indietro e ho riflettuto sul fatto che Rhett avesse fatto la scelta giusta nel lasciare Rossella e che spettava soltanto al lettore immaginare cosa sarebbe accaduto. Sono state le mosse di Rossella a dettare quelle di Rhett e le sue parole finali in Via col vento parlano chiaramente: "Ci penserò domani, a Tara. Dopotutto, domani è un altro giorno". Sono parole che racchiudono in sé sia la vigliaccheria di Rossella, la quale posticipa sempre il momento di assumersi le proprie responsabilità (di fatto, "Ci penserò domani" è un ritornello in entrami i romanzi), che un ottimismo velato dal timore di riuscire o meno a riconquistare Rhett. 


martedì 24 gennaio 2017

Via col vento, Margaret Mitchell

Via col vento di Margaret Mitchell, Oscar Mondadori 2013
Se mi chiedessero di quale romanzo vorrei essere autrice, la mia risposta sarebbe "Via col Vento!". Tra i cento e passa libri che ho letto ce ne sono molti che ho amato, ma questo romanzo rappresenta per me la perfezione. 
Nell'arco dei miei ventidue anni ho sentito parlare di Via col vento, associandolo ogni volta al famoso colossal hollywoodiano e considerandolo come un qualcosa che si conosce a prescindere, che è entrato a far parte della cultura, ma che fino a qualche anno fa non mi ero data pena di guardare. Mia madre citava spesso Rossella O'Hara quando le capitava di vedere una gonna voluminosa o un grosso cappello di paglia, perché nei ricordi che ha del film le è rimasta impressa l'immagine di Vivian Leigh nell'abito di tulle bianco con fantasia a fiori verdi. Quando la mia curiosità su questa famosa Rossella raggiunse l'apice, decisi finalmente di guardare il film e ne rimasi incantata. 
Eppure, non avevo idea che quel film pluripremiato fosse stato tratto da un romanzo fino a quando non mi capitò di trovarlo tra i classici moderni alla Mondadori. Un istante dopo mi dirigevo alla cassa, cinque giorni dopo Via col vento era diventato uno dei miei romanzi del cuore (si, si...quasi tutti i libri recensiti su questo blog fanno parte della stessa categoria XD). La trama del romanzo è apparentemente semplice: non è altro che il racconto della vita di una donna dai sedici ai ventotto anni, una donna che come il resto del suo paese deve affrontare i duri anni della guerra di secessione.
Rossella O'Hara è una ragazzina che vive nella contea di Clayton, in Georgia, e non pensa ad altro che ad essere graziosa, ai vestiti, ai ricevimenti e ai suoi innumerevoli corteggiatori, i quali farebbero di tutto pur di ricevere le sue attenzioni. In un pomeriggio d'aprile del 1861 trascorso sotto al porticato di Tara, la sua amata casa, in compagnia dei fratelli Tarleton, Rossella O'Hara riceve la notizia che Ashley Wilkes, il suo amato Ashley, sta per sposare sua cugina Melania Wilkes. L'annuncio del fidanzamento avverrà al ricevimento che si terrà l'indomani alle Dodici Querce, l'imponente dimora dei Wilkes. È risaputo che questi ultimi si sposino tra cugini da generazioni, ma Ashley ama lei, Rossella ne è convinta e non le resta altro che andare contro a qualsiasi insegnamento le abbia dato la sua adorata mamma, Elena, e dichiarare il suo amore ad Ashley. 
Il suo proposito si avvera. Rossella coglie la prima occasione che ha di restare sola col suo amato e gli apre il suo cuore. Ma le sue parole sono vane, Ashley sposerà Melania...per quanto egli ami l'immensa voglia di vivere di Rossella. Quest'ultima è furibonda, si sente illusa e non sopporta che un'altra venga preferita a lei. La sua dichiarazione e la sua umiliazione, però, non sono destinate a restare un segreto tra lei e Ashley, perché un altra persona ha assistito, celando la sua presenza, al loro dialogo: Rhett Butler, un uomo di trentacinque anni che è ha alle spalle un passato scandaloso e che non viene più ricevuto dalla buona società. Quello stesso giorno, la guerra tra nordisti e sudisti ha inizio.
Negli anni, Rossella diventa una donna egoista e fa della sua vita una lunga corsa per ottenere l'amore di Ashley. Per quanto impossibile, non rinuncia al suo amore e non si rende conto che non comprenderà mai l'uomo che crede di amare. La guerra ha portato via la vitalità degli anni passati ed Ashley non è più l'uomo che ella amava, o forse non è mai stato chi esattamente Rossella credeva che fosse: l'uomo della sua vita. A lei la guerra ha portato distruzione, fame, disperazione e frustrazione, costretta com'è a prendersi cura di tutto e tutti, persino di Melania e del suo bambino. Per amore della sua terra e della sua casa arriva ad uccidere, a vendere se stessa; solo la speranza di rivedere Ashley e la consapevolezza che lui la ami la tengono in forza, mentre il bisogno di guadagnare denaro per mandare avanti la sua tenuta fa si che la sua reputazione venga distrutta.
Nel decennio che va dall'inizio della guerra alla ricostruzione del paese, la vita di Rossella va avanti tra matrimoni d'interessi, affari coi carpetbaggers, meschinità e consolidamento del movimento del Ku Klux Klan. Rossella è una donna diversa, la società non la comprende. Soltanto un uomo la apprezza e la ama per quella che è...
Rhett Butler vede in lei una furfante, un'opportunista - proprio ciò che lui stesso è - una bambina da amare e proteggere, una donna da rendere felice. La consapevolezza di essere fatti l'uno per l'altro lo spinge a non abbandonarla mai. Nonostante le sue lunghe assenze, Rhett torna sempre da lei, e tra un marito e l'altro le confessa il suo amore, fino a farla sua. Ma l'ombra dell'amore che Rossella prova per Ashley è sempre tra loro, impedendo ad entrambi la felicità.
Questo romanzo è ricco di eventi e non mancano descrizioni dettagliati di alcuni episodi della guerra. Sullo sfondo di questa tragica realtà, la figura di Rossella appare nitida, eretta in tutto il suo egoismo e e la sua vivacità. Sebbene in alcuni casi Rossella sia da biasimare (la sua totale mancanza di istinto materno mi ha spesso fatta arrabbiare), in linea generale credo che sia l'esempio perfetto di una donna che impara a non lasciarsi piegare dalle sventure. Si, Rossella pensa a raggiungere i suoi scopi, non importa in che modo, ma dietro la sua apparente insensibilità si nasconde sempre qualche valore profondo, tra cui l'amore per la sua terra. Dunque io non posso fare a meno di apprezzarla e osservare compiacente come la penna della Mitchell abbia dato spazio alla sfrontatezza della donna, messa in atto per far valere la propria volontà in una società che non guarda mai avanti, nascondendosi negli abissi della tradizione.

Citazione preferita:

"Non avete fatto altro che essere diversa da tutte le altre donne; e questo è un peccato imperdonabile in qualsiasi società". (pag. 564)

martedì 17 gennaio 2017

North & South (la miniserie BBC)

Incappare all'improvviso in una miniserie di cui avevi tanto sentito parlare e guardare tutti gli episodi in una sola notte è quello che accade quando ti abboni a Netflix. Una volta scaricata l'app sul mio smartphone ed aver dato un'occhiata tra i titoli più interessanti, ecco che il tenebroso e affascinante Mr Tornton mi si presenta davanti agli occhi nel suo bel completo da uomo d'affari. Non ci ho pensato su troppo e, senza badare al fatto che guardare la serie sarebbe stato un continuo spoiler (giacché non avevo ancora letto il romanzo) ho dato inizio a una full immersion nel mondo operaio di Manchester.
North & South è una miniserie televisiva in quattro episodi che ha come protagonista Margaret Hale, una ragazza che vive nella campagna del sud dell'Inghilterra ed è costretta a trasferirsi al nord. A Manchester conosce Mr Tornton, un uomo che ha costruito da solo le sue ricchezze e che s'innamora di lei sin da subito.
Così come ho potuto confermare in seguito leggendo il romanzo, la storia narrata in queste quattro puntate è avvincente e assolutamente imperdibile per chi, come me, ama le autrici inglesi come Elizabeth Gaskell e non si perderebbe per niente al mondo qualsiasi trasposizione dei loro capolavori. Ben curata la fedeltà al romanzo, ottima la scelta dei personaggi che, secondo me, hanno interpretato meravigliosamente i loro ruoli. Un milione di stelle sono tutte a favore dei due protagonisti, interpretati da Richard Armitage (Mr Tornton) e Daniela Denby-Ashe (Margaret Hale). A mio parere rispecchiano a pieno le caratteristiche presentate nel romanzo.
Sotto certi aspetti, Mr Tornton mi è parso come un Mr Darcy più rude e, sebbene sia rimasta sorpresa dalla profonda somiglianza tra il protagonista gaskelliano e quello austeniano, non sono rimasta affatto delusa. Persino la storia d'amore che viene a crearsi tra Torton e Margaret ricorda molto quella tra Elizabeth e Darcy in Orgoglio e pregiudizio, ma in ogni caso non credo sia  qualcosa che vada a sfavore della Gaskell, in quanto il contesto e le vicende di contorno sono del tutto diverse da quelle create dalla Austen e questa storia d'amore si colloca in un perfetto quadro di realismo e dolcezza.


(Per saperne di più su North & South leggi la mia recensione al romanzo)

martedì 3 gennaio 2017

L'ho sposato, lettore mio (a cura di Tracy Chevalier)

L'ho sposato, lettore mio (a cura di Tracy Chevalier),
Neri Pozza, 2016
Non si può leggere questo libro senza aver prima fatto entrare nel proprio cuore Jane Eyre di Charlotte Brontë. Si tratta, dopotutto, di una raccolta di racconti ispirata alla celebre frase "L'ho sposato, lettore mio" pronunciata dalla protagonista brontiana nelle ultime pagine del romanzo, e credo sia essenziale capire il senso di questa frase, prima di avere a che fare con questi racconti. Ma nell'introduzione alla raccolta Tracy Chevalier non manca di spiegare perché proprio quella frase ha dato il titolo al lavoro di queste donne, unitesi per dare spazio alle loro interpretazioni.
Jane Eyre annuncia ai lettori che ha sposato l'uomo che ama, un fatto rivoluzionario che la Chevalier mette in luce. È importante che Jane, ovvero Charlotte, abbia scritto "l'ho sposato" e non "mi ha sposata", perché questo sottolinea l'importanza della scelta compiuta da questa giovane donna: se Jane non avesse voluto, Edward Rochester non sarebbe riuscito ad averla in moglie, perché ella non lo desiderava.
Le autrici dei racconti contenuti in questa raccolta hanno letteralmente scritto la loro versione dei fatti, creando personaggi e storie ispirate a questa celebre frase e a parer mio il risultato non è niente male.  Purtroppo, il fatto che si tratti di racconti mi ha spesso lasciato l'amaro in bocca, perché non mi sono mai sentita realmente soddisfatta della lettura e appena riuscivo a capire com'era fatto il personaggio di cui stavo leggendo ecco presentarsi la fine del racconto.
In linea generale, sono contenta di aver letto questi racconti, sebbene non mi siano piaciuti affatto quelli che avevano per protagonisti gli stessi personaggi brontiani e che stravolgevano completamente la storia, sotto certi punti di vista.

Citazione preferita:

"All'inizio su semplicemente gioia. Molto spesso è gioia all'inizio, non è vero? Tuttavia è alla fine che dovremmo giudicare le nostre relazioni." (pag 167)

venerdì 16 dicembre 2016

Heidi, Johanna Spyri

Heidi di Johanna Spyri, I capolavori di Gulliver, 1995
Tutti i giorni mi chiedo quanto sia importante dare peso non solo ai propri desideri, ma anche a quelli degli altri. Mi domando quanto il nostro menefreghismo può comportare grossi cambiamenti nella vita altrui, però la mia risposta sfocia sempre in un'evitabile egoismo, che raramente mi fa sentire in colpa. Agiamo per noi stessi, anche quando crediamo di aiutare il prossimo in modo disinteressato, perché tutto si muove per ricavarne persino il minimo compiacimento, il più scarso profitto. Le vicende di Heidi raccontate in questo libro iniziano soprattutto per delle cause tutte a favore di zia Dete, la quale, avendo trovato un impiego ben retribuito in città, vuole letteralmente scrollarsi di dosso una nipote a cui ha badato per anni, dopo la morte di sua sorella. Un lungo viaggio porta zia e nipote tra i monti svizzeri, dove vive il nonno di Heidi, il vecchio dell'Alpe temuto dai paesani giù a valle.
Il nonno ha un passato alle spalle che lui per primo vorrebbe seppellire, ma l'arrivo della sua nipotina ristabilisce un equilibrio con la vita che forse lui non si sarebbe più aspettato di ritrovare. Insieme, nonno e nipote vivono beatamente in mezzo alla natura che fa da signora tra le pagine di questo libro, ed è amata e rispettata.
Quando l'egoismo interviene ancora una volta, Heidi viene strappata dalle braccia del vecchio, che ormai non è altro che quello...un uomo con alle spalle il fiore della vita che ha perso la sua ultima e unica fonte di felicità. 
Heidi viene catapultata nel mondo cittadino, lontana dalle sue montagne e dalle caprette che lei portava al pascolo assieme a Peter. Conosce Clara, una bambina di qualche anno maggiore di lei costretta a stare in una sedia a rotelle. Con un padre quasi sempre lontano per lavoro e sotto il rigido controllo della governante, Clara non sa cosa sia la vivacità, l'allegria, ma Heidi le apre le porte per questo splendore.
Soltanto quando si ritroveranno di fronte a gravi problemi di salute gli adulti capiranno che Heidi in realtà non è felice, che sta morendo di nostalgia nei confronti degli adorati monti, prati e del cielo azzurro. Il ritorno a casa, tra le braccia del suo amato nonno, è inevitabile. 
Questo libro mi ha fatto riflettere non poco sul modo di agire che gli adulti spesso hanno. Una loro azione può cambiare radicalmente il corso della vita di qualcuno che ancora non sa gestire  i propri giorni e questo mi ha riempito il cuore di tristezza, come se da adulti non diventassimo altro che burattinai. Eppure non è soltanto tra grandi e piccini che si viene a creare questo divario, poiché anche tra adulti ci sono in gioco personalità più forti che  si impongono su quelle più fragili, ed è difficile per queste ultime riuscire a dare rilievo alla propria volontà, così prende forma la rabbia, il risentimento e la frustrazione., ognuna delle quali trova la sua via per farci soccombere.
Heidi mi ha sussurrato all'orecchio che l'altro è importante e mi ha chiesto di urlarlo al mondo.

venerdì 2 dicembre 2016

Piccole donne, Louisa May Alcott

Piccole donne (Giunti Kids, 2003) e
Piccole donne crescono (Franco panini ragazzi 1992) di
Lousia May Alcott
Quando si affronta il periodo dell'adolescenza è importante avere accanto qualcuno che ti guidi e quanto è bello sapere che non hai bisogno di cercare a lungo, perché hai già trovato conforto nelle pagine di un libro.
Ho sempre pensato che la mia adolescenza non sia stata niente di particolare, ma non mi pento di essere stata una ragazza tranquilla alle prese soltanto coi libri, la scuola e il suo primo grande amore. Non ho mai desiderato troppo, ma in compenso mi sono costruita una bella dose di sentimenti da dispensare un po’ a chiunque, nella speranza di venir un giorno ricambiata.
Ero una piccola donna, fino a qualche anno fa, proprio come le sorelle March. Ho imparato da loro la costanza necessaria a far miei i tanti insegnamenti della vita, che arrivano spesso senza che tu li richieda, oppure quando pensi di avere le risposte, ma in realtà non sai più niente. 
Non è facile crescere, ma lo sappiamo bene tutti quanti. Affrontiamo l'esistenza chiedendoci perché siamo venuti al mondo e rare volte riusciamo davvero ad essere felici solo per il fatto di “esserci”. Dunque le piccole donne mi hanno impartito bene le loro lezioni, inducendomi a dire grazie per ogni singola ora trascorsa sulla Terra.
La storia che coinvolge le sorelle March è molto semplice: Mag, Jo, Beth e Amy aspettano assieme alla loro mamma il ritorno del padre dalla guerra civile. L'attesa è lunga e dolorosa e non è facile trovare qualcosa da fare con la giusta spensieratezza, soprattutto quando si ricorda il passato vissuto nell'agiatezza, paragonato ora alle ristrettezze economiche a cui devono sottomettersi le cinque donne. Eppure l'animo delle quattro sorelle non si abbatte e trovano tutte un sistema per affrontare le piccole o grandi difficoltà quotidiane. Alle loro spalle, però, si erge la figura di una donna che racchiude in sé tutta la forza: la loro mamma. È lei che guida le quattro "pellegrine"nel viaggio della vita, fino a quando ognuna, crescendo, trova la sua strada.
Con la mia passione per la scrittura creativa e i miei momenti "privati" con la penna, la mia preferita tra le sorelle March non poteva non essere Jo, la quale si rintana in soffitta a mangiare mele mentre è intenta a scrivere il suo capolavoro. Amo la sua spavalderia, messa sempre in mostra per nascondere la sua fragilità; amo inoltre come nel corso della sua crescita riesca a far sbocciare la sua femminilità, quando tutti credevano che non si sarebbe mai liberata del suo lato mascolino. È sempre vittima dei rimproveri delle altre donne di casa per i suoi modi da maschiaccio, per la sua abitudine di esclamare "Cristoforo Colombo!" e imprecare come un uomo; ma dopotutto se fosse stata diversa nessuno l'avrebbe amata tanto, poiché sarebbe stata solo una ragazza come tante.
Meg, la sorella maggiore, è forse la più vanitosa, o meglio quella che cade per prima vittima delle dicerie di coloro che la giudicano soltanto per il suo aspetto esteriore. Essere povera diventa per Meg un motivo di sofferenza, perché non può sfoggiare bei vestiti e guanti candidi ad ogni nuova festa, ma è la sua semplicità, la sua bellezza d'animo ed esteriore a catturare l'attenzione dell'uomo che diventerà suo marito.
Beth ed Amy sono le più giovani. L'una è coraggiosa nei confronti della vita, così brutale in alcune occasioni, l'altra ha l'animo dell'artista e pensa soltanto a come godersi l'avvenire in mezzo a tante ricchezze. È chiaro che queste due piccole donne rappresentino due modi del tutto differenti di guardare la vita, poiché Beth si rassegna presto al suo destino, diventando però la roccia solida a cui Jo può sostenersi quando sente di star per cadere nello sconforto, mentre Amy non è nata per accettare dei rifiuti e la sua volontà trova sempre la via per essere libera.
Ammiro come la Alcott abbia dipinto questo quadretto familiare, così tipicamente femminile eppure così nuovo, fresco...leggero. Ma tra gonne, guanti e mussolina non poteva certo mancare qualche solida figura maschile, come ad esempio quella del padre, il quale dopo tante pene ritorna finalmente a casa, oppure quella del signor Brook, futuro sposo di Meg e del giovane Laury. Quest'ultimo ricopre un ruolo importante nella vita delle quattro fanciulle. Per Jo sarà sempre il compagno di giochi e l'amico fidato, nonostante lui si senta perdutamente innamorato di lei. Soltanto il tempo gli renderà invece chiara la verità, che assumerà il volto di un'altra donna, così vicina eppure sempre creduta irraggiungibile. Il persaggio di Laury s'introduce all'interno di questa cerchia familiare tutta al femminile con la consapevolezza che un giorno sarebbe entrato a far parte della famiglia, in un modo o nell'altro.
Una volta chiuso il libro, aver letto di come sono cresciute le quattro sorelle, come non provare lo stesso desiderio di Laury? Credo che una famiglia felice, composta da cuori puri ed amorevoli, sia l'aspirazione di tutti gli esseri umani, o almeno di quelli che sognano un avvenire sereno.

Citazione preferita:
"L'amore dilegua il timore e la gratitudine sa conquistare l'orgoglio". (Piccole donne, pag 59)

giovedì 24 novembre 2016

25 novembre - Giornata nazionale contro la violenza sulle donne

Con la tua voglia di primeggiare, 
non ti accorgi di doverla amare. 
Lei arriva nel tuo mondo 
(sorridente, radiosa) 
e tu l'accogli furibondo. 
Dunque sei arrabbiato 
e ormai lei è senza fiato. 

Adesso lei è guarita 
e un obiettivo ha nella vita. 
Calpestarti lei vorrebbe, 
ma più pace non avrebbe. 
Allora zitto, stai a guardare 
come una donna sa perdonare. 

Ma non credere d’aver vinto 
se il cuore tu le hai spento. 
Lei altrove trova riparo 
e tu la rivuoi come un avaro. 
Il tuo gioco è già finito, 
chi umilierai risentito? 

Il potere se n’è andato, 
un verme sei diventato. 
Che bella cosa l’emozione 
di volar con l’immaginazione. 
La vendetta stai tramando 
e la mano stai armando. 

Silenzio, l’hai in pugno! 
Un colpo restituisce il regno. 
No, l’hai mancata, 
ed è lotta appassionata. 
La reggia ti ha distrutta 
e gode della tua disfatta. 

Il sogno tuo è svanito 
non hai potere sul cuore tradito. 
Caro uomo voglio dirti 
che 'sto sogno non ha diritti.

La forma dell'anima - La reggia distrutta, Mariarca Portente