lunedì 22 maggio 2017

Tredici: 13 reasons why


Il mio iniziale interesse per questa fortunata serie firmata Netflix è nato dalle chiacchiere lette sul web. Per la prima volta - o una delle poche - ho ceduto alla voce della fama e ho iniziato a guardarne gli episodi. Inizialmente ero davvero convinta si trattasse di una stupida e comune vicenda adolescenziale che intrecciava le vite di vari ragazzi che frequentano lo stesso liceo, ma ho subito cambiato idea non appena ho capito il senso di quelle sette cassette.
La trama è incentrata sulla morte di Hannah Baker, una liceale che si suicida in seguito a vari episodi tragici che coinvolgono lei ed alcuni dei suoi compagni di scuola. Qualche giorno dopo la sua morte, il suo amico Clay Jensen trova fuori la porta di casa una scatola che contiene sette cassette. Clay comincia ad ascoltarle e scopre che  Hannah vi ha registrato i tredici motivi per cui ha deciso di togliersi la vita ed ogni cassetta corrisponde ad una persona. Per scoprire il perché della sua presenza in quelle cassette, Clay deve ascoltare tutte quelle prima della sua, venendo a conoscenza di gravi segreti che hanno sconvolto la vita di Hannah.
Gli episodi mostrano attimi della vita di un'adolescente che sono incredibilmente comuni a tutti. Il fatto sorprendente è appunto questo: sebbene in misura diversa da persona in persona, tutti nel periodo del liceo abbiamo conosciuto il disagio e l'inadeguatezza. Tuttavia, non è altrettanto comune scegliere di tagliarsi le vene, o gettarsi dal balcone, spararsi un colpo in testa...togliersi la vita.
Mi sono sempre detta che per compiere un gesto tanto estremo bisogna avere delle ragioni solide, ma questo pensiero è stato sempre accompagnato dalla consapevolezza che la vita è breve, unica e non ci si può rinunciare. Dunque, quale peso  si porta nell'anima colui che vi pone fine? Nei momenti di sconforto più profondi, il cuore impazzisce e la mente si spegne.
Hannah invece lascia ai suoi compagni di scuola il suo perché inciso su delle cassette. L'assurda verità dietro il suo gesto è stato spiegato lucidamente e allo stesso tempo nella follia pura...perché chi potrebbe essere davvero lucido poche ore prima di morire per sua stessa mano? Il suicidio è un gesto folle intriso di incoerenza.
In definitiva, mi sono appassionata a questa serie perché l'adolescenza è un periodo delicato, capace di segnare l'intera esistenza, e quindi ho sofferto con Anna e tutti gli altri, riuscendo a distaccarmi dalla protagonista quando ormai era troppo tardi e anch'io mi sono detta "Avrei potuto aiutarla".
Quel che penso ora, mentre scrivo questo post, è che è un peccato che tutta questa finzione sia fin troppo simile alla realtà. 

giovedì 11 maggio 2017

Ragione e sentimento, Jane Austen

Ragione e sentimento di Jane Austen,
Fabbri Editori, 1999
Una semplice promessa avrebbe dovuto assicurare a Mrs Dashwood e le sue tre figlie Elinor, Marianne e Margaret un futuro sereno, ma la morte di Mr Dashwood segna invece l'inizio di un presente difficile, con il lutto nel cuore e le tasche vuote. Le quattro donne si ritrovano a dover abbandonare la loro casa, l'amatissima Norland, per trasferirsi in un piccolo cottage nel Devon, alle prese con le ristrettezze economiche tenute a bada dalla responsabile Elinor. Nell'ultimo periodo della loro permanenza nella loro casa, prima che questa passi definitivamente nelle mani dell'erede maschio, Jhon Dashwood, figlio che Mr Dashwood ebbe dal precedente matrimonio, madre e figlie impacchettano i ricordi e si preparano a trasferirsi altrove con essi.  
È difficile doversi abituare ad una vita lontana dagli agi, ma la vicinanza e l'affetto di parenti e amici sinceri rende la permanenza al cottage felice. Elinor ha portato con sé l'amore impossibile per Edward Ferrars, custodito nel cuore e tenuto a bada dalla mente, mentre Marianne, già musa dell' amore più intenso e maturo del colonnello Brandon, s'innamora perdutamente di John Willoghby, un giovane dai modi adorabili e con un cuore apparentemente fatto su misura per Marianne.
Il legame tra Marianne e John cresce di giorno in giorno, tanto da destare negli altri il sospetto che siano segretamente fidanzati, ma d'improvviso John va via, lascia il Devon e Marianne vede partire con lui anche il suo spirito vitale, la sua passione. Si spegne e, accanto a lei, anche il cuore di Elinor è oppresso da un amore che deve reprimere, consapevole che non sarà mai suo.
L'intera storia di questo romanzo mi affascina, mi prende l'anima in una stretta morsa, ma la scuote dolcemente. Ha dell'incredibile il come sia rimasta, ad ogni rilettura, sempre più felicemente incastonata in tutta la passione che le pagine di questo romanzo emanano, perché secondo me è proprio di questo che si parla...passione. Dopotutto, il titolo spalanca un portone sui temi centrali di questo romanzo, la ragione e il sentimento, perfettamente incarnate dalla razionale Elinor e dalla romantica e appassionata Marianne.
Elinor, da figlia maggiore, si assume la responsabilità della sua famiglia in un momento delicato come la morte del padre e, nonostante incontri l'amore, deve scontrarsi con le tangibili ragioni che la portano inevitabilmente e reprimere i suoi sentimenti, a soffrire in silenzio e prestare l'orecchio a delle confidenze che le spezzano il cuore. Legata com'è al senso di responsabilità e alla ragionevolezza, non si lascia andare, non piange, e chiude in uno scrigno i suoi sentimenti. Dal canto suo, Marianne è per natura uno spirito passionale e schietto, troppo romantica e sensibile per riuscire a reprimere anche solo un battito di ciglia. Vive sinceramente le sue passioni, vive con ardore e con ardore desidera essere amata. Si ammala di un amore che l'abbandona e cieca sfugge alle braccia di un uomo pronto a prendersi cura di tutta la sua voglia di vivere.
Tuttavia, in uno slancio di verità, ragione e sentimento trovano l'esatto momento in cui incrociarsi e invertire i ruoli. È una fase del romanzo, questa, particolarmente toccante e significativa per me, che più di una volta ho goduto la lettura di come Elinor, sciolte le corde con cui lei stessa aveva annodato il suo amore al cuore, agitata e fuori di sé dalla gioia, finalmente piange per l'inaspettata conquista di un uomo che credeva perduto per sempre e di come Marianne, la cui passione impetuosa è stata placata ma non assopita dalla malattia, riesce finalmente a rimuovere quel velo dagli occhi che non le permetteva di distinguere i lineamenti dell'amore sinceramente e spontaneamente suscitato nel colonnello Brandon, e a ricambiare lei stessa questa passione ragionevole e matura.
Il mio amore per questo romanzo trova soprattutto fondamento nel legame intenso tra le due sorelle, che dista anni luce dall'amore provato per un uomo ed è puro, semplice, profondamente sincero. Quando Elinor rivela a Marianne quali sono state le sue pene, quest'ultima, in precedenza totalmente immersa nel suo dolore per l'indifferenza di Willoghby, non può fare a meno di avvertire lei stessa la sofferenza di sua sorella, abbracciando più che mai la sua anima. Ancor più devota è la reazione di Elinor quando, al ritorno dal soggiorno a Londra, teme che Marianne stia per morire, un momento in cui è sola con sua sorella, lontana dalla madre, ancora una volta responsabile per qualcosa più grande di lei, ma che è in grado di fronteggiare per tutto l'amore che prova per Marianne che, a differenza di quello nei confronti di Edward, non va celato.

Citazione preferita:

"[...] perché quando le romantiche esaltazioni di una mente giovanile sono costrette a battere in ritirata, quanto spesso vengono sostituite da opinioni anche troppo triviali e altrettanto pericolose." (pag. 63)

domenica 7 maggio 2017

Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery

Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery,
Giunti Junior 2013
È un errore, un semplice e banale errore quello che porta Anna Shirley a Riochiaro. Mentre Matthew dei Tetti Verdi si dirige placido placido alla stazione, Anna aspetta paziente che qualcuno le dia una casa e quel qualcuno sta per arrivare. Nel frattempo, perché perdere l'occasione di volare con la fantasia? 
Anna è una bambina la cui mente non smette mai di lavorare, capace di dare vita ad una storia incantevole solo stando all'aperto, dove c'è più spazio per l'immaginazione. Ma mai avrebbe potuto pensare che al suo posto, dall'orfanotrofio, sarebbe dovuto arrivare un maschio. La felicità di aver trovato una famiglia, sebbene ancora non la conoscesse, era troppo grande e, per una volta nella sua vita, la fantasia resta brutalmente sconvolta a contatto con la realtà. 
Matthew resta sbalordito quando si ritrova di fronte questa bambina pelle e ossa e lentigginosa, ma decide ugualmente di condurla con sé e, prima ancora di giungere a casa, sa già che non desidera farla andare via. Ma cosa dirà sua sorella Marilla? Ai Tetti Verdi era atteso un bambino che potesse dare un aiuto nei lavori di campo, cosa se ne faranno di una femmina?
A ventidue anni ho recuperato molte delle letture che avrei dovuto affrontare da bambina e, come nel caso della scoperta della musica di Fabrizio De Andrè, mi sono detta "Meglio tardi che mai". Di tanto in tanto concedo a me stessa il lusso di "scoprire", scrollandomi di dosso il banale senso di sicurezza delle cose già note, e un nuovo libro, una nuova canzone, o semplicemente un nuovo sorriso, rinfrescano le giornate pallide e noiose della mia vita.
La vivacità di Anna è stato un toccasana, la sua immaginazione ha stimolato la mia e, ancora una volta, sono cresciuta assieme alla protagonista del romanzo. Eppure non è mai semplice immedesimarsi in un bambino, poi in un adolescente ed infine in un uomo o una donna; ci tocca per forza rivivere alcune delle esperienze che hanno segnato le stesse fasi nella nostra vita. Dunque ho ricordato gli anni delle scuole medie, quando ero alle prese con una classe piena di maschi, coi loro dispetti e le lingue lunghe, con le poche amiche e le tante nemiche ma, soprattutto, con la mia voglia di imparare. 
Se a quel tempo io avevo solo me stessa ad incoraggiarmi nello studio, Anna ha invece Gilbert, un ragazzo intelligente e gentile che, dopo uno stupido scherzo, viene completamente allontanato da Anna, che non riesce proprio a perdonarlo. La vita di Anna ai Tetti Verdi diventa quindi un susseguirsi di gioie e piccoli dolori, intrisa da una sana rivalità con Gilbert che la fa eccellere nello studio e la fa splendere agli occhi del ragazzo il quale, in un modo o nell'altro, è presente in alcuni dei momenti più importanti della vita di Anna.

Citazione preferita:

"È bello avere sempre delle nuove ambizioni. Per questo la vita è straordinariamente interessante." (pag. 284)

lunedì 3 aprile 2017

La letteratura di Eva compie un anno

Non è corretto considerare questo giorno come quello in cui il mio blog compie gli anni, poiché la data esatta sarebbe il 19 marzo 2016, quella in cui scrissi il mio primo post per questo blog, ma è in questo giorno che iniziai a considerare "La letteratura di Eva" come la mia piccola casa virtuale, un posto concreto, personalizzabile, in cui potevo esprimere tutta me stessa.
Io sono fatta, fondamentalmente, di libri. Penso ai libri costantemente, nonostante mi piaccia prendere i miei tempi con la lettura, e credo di non riuscire a parlare di me senza finire per parlare di libri. Chi mi conosce mi regala libri, chi non mi conosce mi dice: - "Certo che devi avere una vera passione per i libri" ed io spesso e volentieri sono felice che questo lato di me venga fuori anche quando non lo mostro. 
In questo mio spazio virtuale non ho mai avvertito il timore di straparlare di questa mia passione, perché dopotutto nessuno è costretto a seguirmi, ed io mi sento veramente libera di dare sfogo alle mie opinioni riguardo le mie letture che, in questo blog, si concentrano sulle opere di autrici le quali, in un modo o nell'altro, lasciano qualche traccia indelebile dentro me e scrivere una mia recensione spesso è il minimo che io possa fare per colmare il divario che, inevitabilmente, esiste tra me e l'autrice in questione.
Sfogliando i vari post sono tante le riflessioni che mi sono giunte in mente e, anche attraverso le varie letture portate avanti in quest'anno, ho notato che i cambiamenti che ho visto in me stessa si sono mostrati anche attraverso i libri che ho letto. In quest'anno, ad esempio, non ho potuto fare a meno di rileggere qualche libro per ragazzi, nella speranza che crescere assieme a Judy Abbott o le sorelle March potesse farmi dimenticare il modo triste e assurdo in cui la mia vita è precipitata in quest'ultimo anno.
Ripenso ad alcuni dei giorni più significativi dal 3 aprile scorso ad oggi e ricordo innanzitutto il compleanno del mio ex ragazzo proprio il giorno successivo, e la meravigliosa festa organizzata a casa sua. Ricordo la felicità di quel giorno e penso invece che domani...domani non sarò con lui. Ripenso a quando ho pubblicato la mia prima raccolta di poesie e alla seconda, pubblicata invece poche settimane fa e a come scriverla mi abbia aiutato ad affrontare gli ultimi sei mesi in cui io e lui ci siamo lasciati. Soprattutto, ripenso a qualche giorno fa, alla telefonata ricevuta poco prima delle 6:30 del mattino, alla terribile notizia che abbiamo ricevuto e i giorni tristi e dolorosi che sono seguiti.
Immagino che senza la lettura difficilmente avrei sopportato di vivere tutte le serie di circostanze negative che si sono susseguite, una dopo l'altra senza esitazione, in questo lungo periodo. Era necessario rifugiarsi altrove e se farlo in senso letterale non era affatto possibile, in senso figurato ci sarei dovuta riuscire, ma persino le mie letture recenti mi informano di quanto sono confusa, persa e disorientata in questi mesi.
È per tutti i cambiamenti positivi che ho visto in me stessa, per la forza che ho dimostrato e di cui sono orgogliosamente consapevole, a dispetto di ciò che molti avrebbero potuto pensare o pensano di me, che oggi mi dico grazie per riuscire a portare avanti le mie passioni, nonostante tutto.

venerdì 24 marzo 2017

22/02/2017 – Una mattina al cimitero protestante di Roma

Nella mia lunghissima lista dei sogni ce ne sono alcuni che io definisco "piccoli", perché sono facili da realizzare con un po' di volontà e che non sono, quindi, soggetti anche alle azioni altrui. Uno di questi miei piccoli sogni era di visitare il cimitero acattolico di Roma, perché da quando avevo letto sul manuale di letteratura inglese che due dei più importanti poeti inglesi erano sepolti lì ho avvertito un richiamo verso quel luogo che non cessava. Il mio amore per la letteratura inglese ha fatto sì che io fossi cieca e sorda verso tutte le altre persone importanti che hanno trovato il riposo eterno in questo luogo, ma il 22 febbraio di quest'anno io ho salutato col cuore ogni anima che è stata lì ad accogliermi quando ho varcato i cancelli del cimitero.
Non sono mai stata in un posto così tanto suggestivo. Il profumo della terra in cui giacciono i resti di centinaia di uomini e donne non mi è sembrato opprimente, come invece accade in ogni altro cimitero; l'assenza di sole, gli alberi fioriti e il silenzio assoluto che regnava tra le lapidi ha donato alla mia esperienza quel tocco gotico e romantico che fino a quel momento ero riuscita ad avvertire soltanto leggendo i romanzi di Charlotte Bronte,
Mi ero imposta di non chiedere informazioni su dove fosse sepolto John Keats né Percy Shelley, perché volevo trovarli, andare alla ricerca di quei due uomini che non conoscevo e a cui solo ora comincio ad approcciarmi. Li ho trovati, prima l'uno e poi l'altro, e il mio cuore è impazzito, avvertiva la poesia che, nonostante fosse lì sepolta, era ancora viva. Ed io ho pensato che è questa l'eternità. 
Fremevo. Mentre percorrevo il vialetto che conduce alla lapide di Keats sentivo le membra scosse da un tremito di emozione. Ho raggiunto la lapide, mi sono inginocchiata di fronte a quel nome...e non sono riuscita a trattenere le lacrime. Avevo trascorso il viaggio in treno verso Roma a leggere della sua vita e ora ero lì, a piangere per la frase Qui giace uno il cui nome fu scritto nell'acqua, che avevo letto su un manuale da studiare per un esame. Mi sono seduta sulla panchina di fronte alla lapide e ho contemplato il luogo in cui mi trovavo: il vialetto con le sue deliziose curve, le panchine sull'erba corta, le altre lapidi antiche disposte qua e là nel terreno profumato, ed infine il mio sguardo si è posato sulla Piramide Cestia. Non mi sono mai sentita così in pace con me stessa così come in quel momento.
Ingresso del cimitero

Vista sulle lapidi


Lapide di Percy Bysshe Shelley.
Epigrafe: Nothing of him that doth fade / but doth suffer a sea change / into something rich and strange
Lapide di John Keats
L'epitaffio fu commissionato dai cari amici del poeta inglese, Joseph Severn e Charles Armitage Brown





"This grave contains all that was mortal, of a YOUNG ENGLISH POET, who on his death bed, in the bitterness of his heart, at the malicious power of his enemies, desired these words to be engraven on his tombstone: Here lies one whose name was writ in water"
Lastra marmorea: Keats! Se il tuo caro nome fu scritto sull'acqua, ogni goccia è caduta dal volto di chi ti piange.




Piramide Cestia



venerdì 10 marzo 2017

Gilmore girls (Una mamma per amica)



Ho ventidue anni, un profilo Facebook, due su Instagram; gestisco due blog, questo e uno su tumblr; seguo qualche youtuber e Giò Evan. In definitiva sono una tipa che potrebbe essere definita "social", se solo mi degnassi di stare al passo coi tempi.
Ma in realtà arrivo sempre in ritardo su tutto: non so qual è il tormentone musicale del momento né quali altri "autrici" abbia sfornato Wattpad; per non parlare di serie tv, cinema e quant'altro, così quando entro nel boom di un nuovo trend è quasi troppo tardi...o me lo perdo del tutto.
Ci sono voluti anni perché io cominciassi a guardare Una mamma per amica. Quando la serie veniva trasmessa in tv mi era completamente indifferente, poi è arrivata la delusione d'amore e avrei fatto di tutto pur di sfuggire alle lunghe giornate col pigiama e gli occhi gonfi. Così il mio sodalizio con Lorelai e Rory Gilmore ha avuto inizio nel bel mezzo dell'autunno, in giorni per niente felici e mi fa picere poter scrivere che mi ha risollevata, almeno in parte.
Lorelai Gilmore proviene da una famiglia benestante in cui lei raramente può sentirsi libera; aveva sedici anni quando è rimasta incinta di Christopher e il suo rapporto già precario con i suoi genitori finisce per sgretolarsi completamente. Lorelai abbandona la sua casa, provvedendo a sé stessa e alla sua bambina meglio che può. È nel pieno dell'adolescenza che conosciamo Rory, una ragazza intelligente e vispa con grandi aspirazioni. Sin da subito è chiaro che il lavoro fatto da Lorelai è stato duro, ma assieme a sua figlia, nella loro adorabile casa a Stars Hollow loro sono felici. Insieme.
Ma quando Rory viene ammessa alla Chilton, una prestigiosa scuola privata, Lorelai si rende conto di dover mettere da parte l'orgoglio e chiedere aiuto ai suoi genitori, cosicché sua figlia possa poter continuare gli studi e aspirare ad una buona università. La richiesta viene accettata da Emily e Richard Gilmore, a patto che figlia e nipote riservino loro una cena ogni venerdì. Le sette stagioni seguono quindi la brillante carriera da studentessa di Rory fino alla sua laurea e la tormentata vita amorosa di Lorelai, ma in esse si susseguono anche numerose vicende spassose legate agli eccentrici abitanti di Stars Hollow.
Ho riso e pianto guardando questa serie, spesso le lacrime erano dovute alle troppe risate, e trovo che Amy Sherman-Palladino sia stata davvero un genio nell'idearla. I dialoghi sono sorprendenti, arguti, spiritosi, intelligenti e capaci di racchiudere nel loro contenuto tutta l'essenza dei numerosi personaggi, tutti indimenticabili. Centocinquantatré episodi intrisi d'amore e puro divertimento garantiscono una lunga riflessione sulla famiglia, sull'affetto tra madre e figlia, sulle difficoltà della vita e, in particolare, su quanto sia importante scegliere attentamente la propria strada, valutare bene i pro e i contro (magari facendo una lista alla Rory Gilmore), accettare le conseguenze e seguire il proprio percorso, purché sia ciò che vogliamo davvero.

Proprio quando credevo che avrei dovuto abbandonare definitivamente Stars Hollow, ecco che mi tornano in mente i quattro episodi esclusivi che compongono l'ottava stagione della serie, un regalo enorme per i fan affezionati. Ma ancora una volta mi sono chiesta perché mai avrei dovuto guardare quegli episodi, quando in realtà ero più che soddisfatta del finale delle sette stagioni. Inutile dire che sono caduta nel girone di chi non sa resistere a uno dei più potenti mezzi del denaro: la curiosità.
A causa della sessione d'esame, non ho potuto guardare gli episodi tutti di fila, ma devo anche ammettere che ho concluso l'ottava serie più per finire ciò che avevo iniziato, piuttosto che per un vero trasporto per il contenuto della trama. Di fatto Gilmore girls: A year in a life non mi ha lasciato niente; non sono rimasta né delusa, né soddisfatta.
I quattro episodi seguono il corso delle quattro stagioni, un periodo durante il quale scopriamo che Richard Gilmore è venuto a mancare, sua moglie Emily cerca di ricostruire la sua vita, Rory torna a casa dopo i suoi successi come giornalista e Lorelai tenta di capire cosa vuole dalla sua relazione con Luke. Madre e figlia vivono praticamente la stessa situazione, sebbene in contesti differenti: entrambe sono arrivate ad un punto morto della loro vita e vogliono capire come ricominciare a splendere. Lorelai trova la soluzione nella decisione di sposare finalmente Luke e Rory decide di scrivere un libro su lei e sua madre. Emily è quella che scopriamo essere davvero cambiata, quella che secondo me ha dato maggiore spessore alla trama di questa nuova serie, perché in realtà non accade molto.
L'apparizione di tutti gli ex di Rory fa pensare che, da donna single e in gamba, Rory si ritroverà a dover scavare proprio nel suo passato per trovare il suo futuro, ma non ho potuto fare a meno di pensare che lei finirà per vivere camminando sulle orme di sua madre, credendo cioè di vedere in Logan (il Christopher di Lorelai) l'uomo della sua vita e scoprendo invece che questo si nasconde nel burbero ma sensibile Jess (il Luke di Lorelai - Jess è persino suo nipote). Questo pensiero ha avuto conferma proprio nelle ultime battute finali, quando Rory rivela a sua madre di essere incinta; dunque Rory, sola e in gamba, crescerà il suo bambino senza un uomo accanto, proprio come Lorelai.
Sebbene sia stato carino rivedere tutti i personaggi della serie così cambiati (sono trascorsi infatti dieci anni) e ritrovare tutte le loro irresistibili stravaganze, mi dispiace dire che l'ultima serie di Gilmore girls non mi ha fatto né caldo né freddo. Nonostante tutto, però, io tifo per Jess.

sabato 18 febbraio 2017

Rossella - Il seguito di Via col vento, Alexandra Ripley

Ci sono libri sugli scaffali di casa o nei negozi che prendono prepotentemente posto nella nostra vita senza che noi possiamo avere un minimo di partecipazione, e quindi ci si ritrova a leggere quel libro perché così doveva essere, ti chiedi dove diavolo sia finito quell'istinto che avrebbe dovuto guidarti, farti credere che la scelta fosse ancora soltanto tua.
Credevo che Rossella sarebbe stato proprio questo tipo di romanzo, un predestinato, insomma, a diventare speciale. L'istinto me l'aveva suggerito e tutto attorno a me confermava che non c'era altro libro che desiderassi davvero leggere in quel preciso momento della mia vita. Di fatto mi sono ritrovata a divorare i primi capitoli del romanzo completamente in estasi per il fatto che in altre pagine, oltre a quelle di Via col vento, i personaggi di Rossella O'Hara e Rhett Butler potessero ancora esistere.
Ricordo perfettamente che quando ho comprato questo libro al mercatino dell'usato fuori casa mia il mio entusiasmo era salito alle stelle, perché un seguito di Via col vento significava soltanto che qualcuno si era preso la briga di dare un'altra possibilità a Rossella e che probabilmente quelle pagine avrebbero potuto contenere un altro capolavoro. Sostanzialmente, dopo aver letto questo romanzo, ciò che ha raggiunto gli astri del cielo è stato il mio folle desiderio di urlare ad Alexandra Ripley che avrebbe potuto risparmiarsi la fatica di scriverlo ed è nata in me la convinzione che seguire la scia di un capolavoro non da necessariamente vita ad un altro e che è la curiosità a muovere il sole e le altre stelle, non l'amore. Perché si, io ero curiosa di sapere quale destino fosse stato riservato al personaggio di Rossella, quali difficoltà avrebbe ancora dovuto affrontare prima che la vita le desse una tregua. Sciocca che sono, ho pensato che il finale perfetto di Via col vento fosse poco per una fan dell'amore eterno come me.
Questo romanzo non mi è piaciuto, salvo i primi capitoli, i quali a parer mio si agganciano bene ed efficacemente al finale scelto dalla Mitchell; ma nel corso della lettura gli eventi si slacciano e si sparpagliano un po' ovunque ed è stato stressante dover tentare di riacchiapparli. È chiaro, dunque, che non mi sono affatto goduta la lettura e che avrei preferito leggere un altro libro, perché Rossella non mi ha lasciato nient'altro che una profonda stizza interiore. Lo scopo principale dell'autrice era solo quello di dare sfogo alla sua fantasia, concentrata unicamente sulla storia d'amore tra Rossella e Rhett, tratteggiando un contorno poco chiaro e fatto solo di continui spostamenti della protagonista da un luogo all'altro, in mezzo ad una miriade di personaggi. La lettura mi ha confusa, tanto che potrei a stento ricostruire la trama del romanzo.
A questo punto ho fatto un passo indietro e ho riflettuto sul fatto che Rhett avesse fatto la scelta giusta nel lasciare Rossella e che spettava soltanto al lettore immaginare cosa sarebbe accaduto. Sono state le mosse di Rossella a dettare quelle di Rhett e le sue parole finali in Via col vento parlano chiaramente: "Ci penserò domani, a Tara. Dopotutto, domani è un altro giorno". Sono parole che racchiudono in sé sia la vigliaccheria di Rossella, la quale posticipa sempre il momento di assumersi le proprie responsabilità (di fatto, "Ci penserò domani" è un ritornello in entrami i romanzi), che un ottimismo velato dal timore di riuscire o meno a riconquistare Rhett.