Jane Austen

Se mi chiedessero mai di descrivere la mia vita col nome di uno scrittore, io urlerei quello di Jane Austen.
Ho trascorso l'adolescenza a venerare una donna morta da centinaia di anni, di cui non resta altro che polvere, o forse neanche quella. Il mio modo di pensare, di agire, di essere, si è completamente rivoluzionato dal primo momento in cui ho avuto la possibilità di leggere i suoi romanzi.
Ma è davvero così? Questa donna è davvero morta? Uno scrittore, credo, non muore mai. Soltanto il suo corpo è vittima del tempo, delle debolezze umane, ma la sua anima è eterna, aleggia nell'aria, si posa ovunque. Che l'avvertiamo o meno, essa è viva. Dunque no, nessuno degli scrittori che io amo è morto o morirà, non fino a quando le loro parole continueranno a rivoluzionare la mia vita.
Questa fanciulla di nome Jane nacque verso la fine del ‘700, in una famiglia che non disdegnava affatto la cultura, con un padre che amava la letteratura e due fratelli che redigevano un giornale letterario. Mi vien da pensare che in un clima del genere la mente dell'uomo subisca una serie di affascinanti input da ritenere quasi necessario cominciare a sua volta a creare, sebbene non sia sempre così. In ogni caso è quello che accadde alla Jane adolescente, che cominciò a scrivere…racconti, romanzi brevi, parodie, il tutto destinato alla sua sola cerchia familiare.

Le donne della mia vita

Quando le strade di Napoli mi portarono per la prima volta ad attraversare Port’Alba, capii che mi si era appena aperto un mondo. Ero in un gruppo scolastico composto da sole ragazze e ce ne andavamo in giro tra le bancarelle di libri, all'ora di pranzo, a mangiare una pizza a portafoglio comprata a “L’antica pizzeria Port’Alba”. Gustavamo quel ben di Dio e ci sporcavamo le dita con la polvere dei libri esposti. Si era in inverno e in quel momento avevamo solo le pizze a scaldarci le mani.
Ricordo che quel giorno spesi i migliori cinque euro della mia vita, perché da quel mucchio impolverato estrassi due dei romanzi più belli della letteratura e mi ritrovai tra le mani, per la prima volta, Orgoglio e pregiudizio e Ragione e sentimento di Jane Austen. Avevo fatto un primo passo verso la costruzione dei miei gusti letterari, eppure non lo sapevo e non mi rendevo conto che avevo sedici anni ed ero pronta a farmi trasportare nel mondo di Jane Austen, ad entrare a far parte di una fetta di cultura inglese attraverso la penna di una scrittrice che fino ad allora non conoscevo, se non per fama. La lettura di queste due opere portò inevitabilmente alla conoscenza delle altre e Jane Austen divenne la mia scrittrice preferita.