Longbourne House, Jo Baker

Longbourne House di Jo Baker,
Einaudi, Super ET, 2016
Mi sarò chiesta circa un migliaio di volte quali risvolti avrebbe preso la storia dopo che Elizabeth e Mr Darcy erano convolati a giuste nozze assieme ai Bingley; per anni la mia immaginazione ha fatto scintille, immaginando anche solo un casto bacio tra i due innamorati. Poi Jo Baker scrive Longbourn House e non solo veniamo a conoscenza di uno stralcio di vita dei coniugi Darcy, ma scopriamo anche i retroscena di una vita a cui la Austen aveva appena accennato: quella della servitù. È Sarah, la cameriera di casa Bennet, ad essere infatti la protagonista di questo romanzo.
Il romanzo segue pressappoco le vicende di Orgoglio e pregiudizio, seppure vi accenni appena, in quanto sono quelle che coinvolgono Mrs Hill e la cameriera Sarah a ricoprire un ruolo fondamentale. La vita di Sarah è alquanto dura tra lo svegliarsi prima dell'alba, i giorni del bucato e i catini colmi di urina ed escrementi da portare al gabinetto, facendo attenzione a non rovesciarseli sui piedi. La melma, i geloni, le mani ruvide e arrossate sono all'ordine del giorno, fino a quando in casa Bennet non arriva James Smith, il nuovo valletto assunto da Mr Bennet. È una vera fortuna che questo giovanotto sveglio e lavoratore abbia preso impiego presso la famiglia in un periodo in cui gli uomini sono più necessari sui campi di battaglia, dove la minaccia di Napoleone incombe e semina tragedie, e quale onore per la padrona di casa poter affermare di avere un valletto maschio!

Persuasione, Jane Austen

Persuasione di Jane Austen, Oscar Mondadori 2011
Uno dei miei motti negli ultimi tempi è che ci vuole coraggio, in amore ci vuole un grande coraggio. Ci vuol coraggio ad imparare ad amare, nel rendersi conto di amare e di essere amati o di non esserlo affatto. Non riesco più a pensare all'amore separatamente ad una grande forza interiore, sarà perché nell'ultimo anno ho sofferto così tanto per la mia storia finita che ormai mi sento come una roccia. Ho sviluppato dentro me l'istinto della protezione per me stessa, che prima non avevo e sono stata frantumata a causa di questo, letteralmente fatta a pezzi. Adesso amo senza essere amata, è trascorso un anno e tanti anni passeranno senza che niente cambi. Quindi nel parlarvi di questo romanzo mi sento davvero commossa, perché le pagine di questo libro parlano di attesa, dell'amore che aspetta pur di essere nuovamente riconosciuto.
La famiglia Elliot sa poco dell'amore; appartiene alla nobiltà inglese, Sir Walter è infatti un baronetto che passa il suo tempo ad elogiare la propria posizione sociale e a leggere il Barenotage. Le sue tre figlie, Elizabeth, Anne e Mary sono completamente diverse tra loro: Elizabeth, in seguito alla morte della madre, ha ereditato il suo ruolo di signora nella gestione della casa e affianca il padre in una vita più costosa di quanto possano permettersi; Mary ha sposato l'uomo che un tempo corteggiava Anne, Charles Musgrove, figlio di un proprietario terriero. Entrambe vanno molto fiere del proprio rango e disprezzano chiunque ne sia al di sotto.

Indivisibili


Mi chiedo spesso cosa sarei disposta a fare per mio fratello. La domanda sembra semplice, altrettanto la risposta: tutto. Farei di tutto per mio fratello, ma tutto è riduttivo, allora questa domanda assume toni difficili e risposte impossibili. L'amore per il proprio fratello o sorella vola oltre il bene comune e diventa radice solida, sradicabile. Io ed Eugenio siamo gemelli eterozigoti, nati lo stesso giorno e vissuti fianco a fianco fino ad ora, condividendo le stesse lotte, gli stessi suoni che ci svegliano al mattino e le stesse paure che ci fanno addormentare di notte. Un film come Indivisibili non poteva non lasciarci sconvolti.
Indivisibili è la storia di due gemelle siamesi napoletane, appena diciottenni. La loro bellezza e la loro condizione le espone agli occhi di tutti, ma è un requisito indispensabile per la loro carriera di cantanti, che frutta alla famiglia un bel mucchio di soldi facili, facendo delle due un fenomeno da baraccone, due corpi in uno che la gente vuol toccare perché dicono "porti fortuna".
I genitori sono due persone abiette, uniti solo per il guadagno e schiavi dei loro vizi squallidi. Il padre, autore delle canzoni interpretate dalle due ragazze, è un uomo vile, rozzo e triste; la madre è una donna debole, accusata dal marito di essere la causa dell' "handicap"delle figlie per il suo vizio di bere anche durante la gravidanza. Alla nascita delle due bambine e durante la crescita, la possibilità che potessero subire un'operazione e dividersi si era già palesata, ma i due genitori scelgono di non dare credito a questa opzione e sfruttare il meraviglioso talento delle figlie.

Emma, Jane Austen

Bella, intelligente e ricca, con una dimora confortevole e un carattere felice, Emma Woodhouse sembrava riunire in sé alcuni dei vantaggi migliori dell'esistenza; e aveva vissuto quasi ventun anni in questo mondo con scarsissime occasioni di dispiacere o di dispetto.
Emma di Jane Austen,
Oscar Mondadori, 2011
In queste poche e semplici righe che costituiscono l'incipit del romanzo, Jane Austen ha racchiuso tutta l'essenza della giovane Emma, la protagonista. Emma è infatti una ragazza bella, intelligente e ricca, socievole con tutti e circondata da persone che le vogliono bene. Dopo il matrimonio di sua sorella, la fanciulla vive da sola col suo amorevole ed ipocondriaco padre e la governante, la signora Taylor; ma quando anche quest'ultima si sposa, proprio con l'uomo di cui Emma aveva incoraggiato le visite e il corteggiamento, Mr. Weston, la ragazza finisce col sentirsi sola e particolarmente incline ad organizzare matrimoni. Il fatto che un primo ed unico tentativo di unire due anime gemelle sia riuscito, fa si che Emma si convinca di essere una vera e propria Cupido. L'unico a contrastare la sua folle idea di organizzare matrimoni è Mr. Knightley, fratello di suo cognato e maggiore di Emma di ben sedici anni. La sua età ed esperienza permettono all'uomo di essere il più sincero critico di Emma, ma anche l'amico più fidato. 
Emma decide quindi di cimentarsi in una nuova impresa amorosa e, chiamando a sé tutte le sue capacità persuasive, cerca di combinare il matrimonio tra la sua nuova amica Harriett e il vicario, Mr. Helton. Da questo tentativo nascono una serie di equivoci e fraintendimenti, di cui l'unica vera vittima è Harriet, della quale non si ha notizie riguardo la sua nascita e classe sociale e si ritrova, sotto consiglio di Emma, a rifiutare l'umile ma ragionevole proposta di matrimonio di Mr. Martin, un giovane agricoltore.

Liebster Award 2017




Regole:

1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 followers e che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei "vincitori".
4. Proporre a vostra volta undici domande.

Ringrazio infinitamente Martina di Mami tra i libri. Lo scorso anno fui nominata da un'altra blogger al Liebster Award, ma purtroppo era un periodo molto complicato e doloroso e lasciai completamente perdere la nomina. Quindi ora sono contenta di aver avuto un'altra possibilità. Quelle che seguono sono le domande poste da Martina.

Fiore del deserto

In questo pomeriggio di luglio, mi sono imbattuta casualmente in questo film meraviglioso, il quale racconta la storia di una donna che combatte contro la pratica barbara, antica e penosamente attuale dell'infibulazione.
È la vita di Waris Dirie, una modella e scrittrice somala la cui storia mi ha commossa fin nel profondo.
All'età di tre/cinque anni, Waris subisce la mutilazione dei genitali, secondo l'usanza del suo paese. La mutilazione prevede la rimozione delle grandi e piccole labbra, della vulva e la recisione della clitoride. Waris cresce convinta che una donna non sia tale se non viene cucita, per poi essere "aperta" dopo il matrimonio, ma quando suo padre la da in sposa ad un uomo di oltre sessant'anni, Waris fugge a Mogadiscio, dove sua nonna l'aiuta ad abbandonare l'Africa.
Waris giunge a Londra e qui inizia la sua nuova vita. Il vero cambiamento avviene quando, mentre lavora al fast-food, viene notata da un famoso fotografo che le lascia il suo biglietto da visita. La sua carriera da modella decolla in seguito a numerosi problemi burocratici legati al suo permesso di soggiorno, ma una volta entrata nel mondo della moda, Waris ne diventa la star. La sua notorietà le permette di porre l'attenzione sulla circoncisione femminile, che negli anni l'ha fatta soffrire e ha causato la morte delle sue due sorelle.

Lettere sulle dita

All'asilo e alle elementari scrivevo lettere alle mie maestre, un po’ perché ero influenzata dalle mie compagne di classe, che riempivano fogli interi coi nomi delle maestre e mille cuori tutti intorno, e un po’ perché quando una maestra mi trattava come se fossi stata sua figlia io, in un modo o nell'altro, dovevo dirglielo che le volevo bene e sceglievo di scriverlo. E poi io fino a poco tempo fa non riuscivo ad esprimere i miei sentimenti se non scrivendo…a me sembrava l’unico modo per essere sincera fino in fondo. Le maestre mi dicevano “brava" e "grazie tesoro” ed era magnifico sentirselo dire. 
Delle medie ho sbiaditi ricordi di compiti in classe e temi da svolgere. Erano le attività che prediligevo e non vedevo l'ora di leggere i miei lavori di fronte a tutti i miei compagni. Ricordo anche qualche complimento della mia professoressa di italiano e l'Ottimo conquistato per un compito su Giacomo Leopardi. Ho deciso di custodire questi flash della memoria come alcuni tra i più preziosi che mi affollano la mente. In quegli anni, oltre a scrivere perché dovevo, scrivevo perché volevo; quando ero a casa, libera dai compiti, provavo a scrivere qualcosa, qualche riga, oppure intere pagine.
Alle superiori le cose si fecero diverse. Ho cominciato a scrivere sul serio a sedici anni, quando mi accorsi di sentire un bisogno urgente di rigettare su qualsiasi cosa e in qualsiasi luogo fosse possibile tutto quello che mi passava per la mente, che fossero poche righe o interi fogli, non aveva più importanza: dovevo scrivere. I miei professori mi hanno beccata un mucchio di volte col cellulare in mano, mentre ero intenta a mettere una dietro l’altra qualche parola sulle Note del mio smartphone; quando scrivevo sui quaderni, invece, era facile fingere che prendessi appunti. Vorrei che i miei professori sapessero di tutti quei personaggi inventati e poi spariti, finiti chissà dove tra tutta l’immondizia del nostro paese. Ma ho sempre avuto timore del giudizio dei grandi, avrò sempre timore del giudizio dei grandi.