venerdì 24 marzo 2017

22/02/2017 – Una mattina al cimitero protestante di Roma

Nella mia lunghissima lista dei sogni ce ne sono alcuni che io definisco "piccoli", perché sono facili da realizzare con un po' di volontà e che non sono, quindi, soggetti anche alle azioni altrui. Uno di questi miei piccoli sogni era di visitare il cimitero acattolico di Roma, perché da quando avevo letto sul manuale di letteratura inglese che due dei più importanti poeti inglesi erano sepolti lì ho avvertito un richiamo verso quel luogo che non cessava. Il mio amore per la letteratura inglese ha fatto sì che io fossi cieca e sorda verso tutte le altre persone importanti che hanno trovato il riposo eterno in questo luogo, ma il 22 febbraio di quest'anno io ho salutato col cuore ogni anima che è stata lì ad accogliermi quando ho varcato i cancelli del cimitero.
Non sono mai stata in un posto così tanto suggestivo. Il profumo della terra in cui giacciono i resti di centinaia di uomini e donne non mi è sembrato opprimente, come invece accade in ogni altro cimitero; l'assenza di sole, gli alberi fioriti e il silenzio assoluto che regnava tra le lapidi ha donato alla mia esperienza quel tocco gotico e romantico che fino a quel momento ero riuscita ad avvertire soltanto leggendo i romanzi di Charlotte Bronte,
Mi ero imposta di non chiedere informazioni su dove fosse sepolto John Keats né Percy Shelley, perché volevo trovarli, andare alla ricerca di quei due uomini che non conoscevo e a cui solo ora comincio ad approcciarmi. Li ho trovati, prima l'uno e poi l'altro, e il mio cuore è impazzito, avvertiva la poesia che, nonostante fosse lì sepolta, era ancora viva. Ed io ho pensato che è questa l'eternità. 
Fremevo. Mentre percorrevo il vialetto che conduce alla lapide di Keats sentivo le membra scosse da un tremito di emozione. Ho raggiunto la lapide, mi sono inginocchiata di fronte a quel nome...e non sono riuscita a trattenere le lacrime. Avevo trascorso il viaggio in treno verso Roma a leggere della sua vita e ora ero lì, a piangere per la frase Qui giace uno il cui nome fu scritto nell'acqua, che avevo letto su un manuale da studiare per un esame. Mi sono seduta sulla panchina di fronte alla lapide e ho contemplato il luogo in cui mi trovavo: il vialetto con le sue deliziose curve, le panchine sull'erba corta, le altre lapidi antiche disposte qua e là nel terreno profumato, ed infine il mio sguardo si è posato sulla Piramide Cestia. Non mi sono mai sentita così in pace con me stessa così come in quel momento.
Ingresso del cimitero

Vista sulle lapidi


Lapide di Percy Bysshe Shelley.
Epigrafe: Nothing of him that doth fade / but doth suffer a sea change / into something rich and strange
Lapide di John Keats
L'epitaffio fu commissionato dai cari amici del poeta inglese, Joseph Severn e Charles Armitage Brown





"This grave contains all that was mortal, of a YOUNG ENGLISH POET, who on his death bed, in the bitterness of his heart, at the malicious power of his enemies, desired these words to be engraven on his tombstone: Here lies one whose name was writ in water"
Lastra marmorea: Keats! Se il tuo caro nome fu scritto sull'acqua, ogni goccia è caduta dal volto di chi ti piange.




Piramide Cestia



venerdì 10 marzo 2017

Gilmore girls (Una mamma per amica)



Ho ventidue anni, un profilo Facebook, due su Instagram; gestisco due blog, questo e uno su tumblr; seguo qualche youtuber e Giò Evan. In definitiva sono una tipa che potrebbe essere definita "social", se solo mi degnassi di stare al passo coi tempi.
Ma in realtà arrivo sempre in ritardo su tutto: non so qual è il tormentone musicale del momento né quali altri "autrici" abbia sfornato Wattpad; per non parlare di serie tv, cinema e quant'altro, così quando entro nel boom di un nuovo trend è quasi troppo tardi...o me lo perdo del tutto.
Ci sono voluti anni perché io cominciassi a guardare Una mamma per amica. Quando la serie veniva trasmessa in tv mi era completamente indifferente, poi è arrivata la delusione d'amore e avrei fatto di tutto pur di sfuggire alle lunghe giornate col pigiama e gli occhi gonfi. Così il mio sodalizio con Lorelai e Rory Gilmore ha avuto inizio nel bel mezzo dell'autunno, in giorni per niente felici e mi fa picere poter scrivere che mi ha risollevata, almeno in parte.
Lorelai Gilmore proviene da una famiglia benestante in cui lei raramente può sentirsi libera; aveva sedici anni quando è rimasta incinta di Christopher e il suo rapporto già precario con i suoi genitori finisce per sgretolarsi completamente. Lorelai abbandona la sua casa, provvedendo a sé stessa e alla sua bambina meglio che può. È nel pieno dell'adolescenza che conosciamo Rory, una ragazza intelligente e vispa con grandi aspirazioni. Sin da subito è chiaro che il lavoro fatto da Lorelai è stato duro, ma assieme a sua figlia, nella loro adorabile casa a Stars Hollow loro sono felici. Insieme.
Ma quando Rory viene ammessa alla Chilton, una prestigiosa scuola privata, Lorelai si rende conto di dover mettere da parte l'orgoglio e chiedere aiuto ai suoi genitori, cosicché sua figlia possa poter continuare gli studi e aspirare ad una buona università. La richiesta viene accettata da Emily e Richard Gilmore, a patto che figlia e nipote riservino loro una cena ogni venerdì. Le sette stagioni seguono quindi la brillante carriera da studentessa di Rory fino alla sua laurea e la tormentata vita amorosa di Lorelai, ma in esse si susseguono anche numerose vicende spassose legate agli eccentrici abitanti di Stars Hollow.
Ho riso e pianto guardando questa serie, spesso le lacrime erano dovute alle troppe risate, e trovo che Amy Sherman-Palladino sia stata davvero un genio nell'idearla. I dialoghi sono sorprendenti, arguti, spiritosi, intelligenti e capaci di racchiudere nel loro contenuto tutta l'essenza dei numerosi personaggi, tutti indimenticabili. Centocinquantatré episodi intrisi d'amore e puro divertimento garantiscono una lunga riflessione sulla famiglia, sull'affetto tra madre e figlia, sulle difficoltà della vita e, in particolare, su quanto sia importante scegliere attentamente la propria strada, valutare bene i pro e i contro (magari facendo una lista alla Rory Gilmore), accettare le conseguenze e seguire il proprio percorso, purché sia ciò che vogliamo davvero.

Proprio quando credevo che avrei dovuto abbandonare definitivamente Stars Hollow, ecco che mi tornano in mente i quattro episodi esclusivi che compongono l'ottava stagione della serie, un regalo enorme per i fan affezionati. Ma ancora una volta mi sono chiesta perché mai avrei dovuto guardare quegli episodi, quando in realtà ero più che soddisfatta del finale delle sette stagioni. Inutile dire che sono caduta nel girone di chi non sa resistere a uno dei più potenti mezzi del denaro: la curiosità.
A causa della sessione d'esame, non ho potuto guardare gli episodi tutti di fila, ma devo anche ammettere che ho concluso l'ottava serie più per finire ciò che avevo iniziato, piuttosto che per un vero trasporto per il contenuto della trama. Di fatto Gilmore girls: A year in a life non mi ha lasciato niente; non sono rimasta né delusa, né soddisfatta.
I quattro episodi seguono il corso delle quattro stagioni, un periodo durante il quale scopriamo che Richard Gilmore è venuto a mancare, sua moglie Emily cerca di ricostruire la sua vita, Rory torna a casa dopo i suoi successi come giornalista e Lorelai tenta di capire cosa vuole dalla sua relazione con Luke. Madre e figlia vivono praticamente la stessa situazione, sebbene in contesti differenti: entrambe sono arrivate ad un punto morto della loro vita e vogliono capire come ricominciare a splendere. Lorelai trova la soluzione nella decisione di sposare finalmente Luke e Rory decide di scrivere un libro su lei e sua madre. Emily è quella che scopriamo essere davvero cambiata, quella che secondo me ha dato maggiore spessore alla trama di questa nuova serie, perché in realtà non accade molto.
L'apparizione di tutti gli ex di Rory fa pensare che, da donna single e in gamba, Rory si ritroverà a dover scavare proprio nel suo passato per trovare il suo futuro, ma non ho potuto fare a meno di pensare che lei finirà per vivere camminando sulle orme di sua madre, credendo cioè di vedere in Logan (il Christopher di Lorelai) l'uomo della sua vita e scoprendo invece che questo si nasconde nel burbero ma sensibile Jess (il Luke di Lorelai - Jess è persino suo nipote). Questo pensiero ha avuto conferma proprio nelle ultime battute finali, quando Rory rivela a sua madre di essere incinta; dunque Rory, sola e in gamba, crescerà il suo bambino senza un uomo accanto, proprio come Lorelai.
Sebbene sia stato carino rivedere tutti i personaggi della serie così cambiati (sono trascorsi infatti dieci anni) e ritrovare tutte le loro irresistibili stravaganze, mi dispiace dire che l'ultima serie di Gilmore girls non mi ha fatto né caldo né freddo. Nonostante tutto, però, io tifo per Jess.

sabato 18 febbraio 2017

Rossella - Il seguito di Via col vento, Alexandra Ripley

Ci sono libri sugli scaffali di casa o nei negozi che prendono prepotentemente posto nella nostra vita senza che noi possiamo avere un minimo di partecipazione, e quindi ci si ritrova a leggere quel libro perché così doveva essere, ti chiedi dove diavolo sia finito quell'istinto che avrebbe dovuto guidarti, farti credere che la scelta fosse ancora soltanto tua.
Credevo che Rossella sarebbe stato proprio questo tipo di romanzo, un predestinato, insomma, a diventare speciale. L'istinto me l'aveva suggerito e tutto attorno a me confermava che non c'era altro libro che desiderassi davvero leggere in quel preciso momento della mia vita. Di fatto mi sono ritrovata a divorare i primi capitoli del romanzo completamente in estasi per il fatto che in altre pagine, oltre a quelle di Via col vento, i personaggi di Rossella O'Hara e Rhett Butler potessero ancora esistere.
Ricordo perfettamente che quando ho comprato questo libro al mercatino dell'usato fuori casa mia il mio entusiasmo era salito alle stelle, perché un seguito di Via col vento significava soltanto che qualcuno si era preso la briga di dare un'altra possibilità a Rossella e che probabilmente quelle pagine avrebbero potuto contenere un altro capolavoro. Sostanzialmente, dopo aver letto questo romanzo, ciò che ha raggiunto gli astri del cielo è stato il mio folle desiderio di urlare ad Alexandra Ripley che avrebbe potuto risparmiarsi la fatica di scriverlo ed è nata in me la convinzione che seguire la scia di un capolavoro non da necessariamente vita ad un altro e che è la curiosità a muovere il sole e le altre stelle, non l'amore. Perché si, io ero curiosa di sapere quale destino fosse stato riservato al personaggio di Rossella, quali difficoltà avrebbe ancora dovuto affrontare prima che la vita le desse una tregua. Sciocca che sono, ho pensato che il finale perfetto di Via col vento fosse poco per una fan dell'amore eterno come me.
Questo romanzo non mi è piaciuto, salvo i primi capitoli, i quali a parer mio si agganciano bene ed efficacemente al finale scelto dalla Mitchell; ma nel corso della lettura gli eventi si slacciano e si sparpagliano un po' ovunque ed è stato stressante dover tentare di riacchiapparli. È chiaro, dunque, che non mi sono affatto goduta la lettura e che avrei preferito leggere un altro libro, perché Rossella non mi ha lasciato nient'altro che una profonda stizza interiore. Lo scopo principale dell'autrice era solo quello di dare sfogo alla sua fantasia, concentrata unicamente sulla storia d'amore tra Rossella e Rhett, tratteggiando un contorno poco chiaro e fatto solo di continui spostamenti della protagonista da un luogo all'altro, in mezzo ad una miriade di personaggi. La lettura mi ha confusa, tanto che potrei a stento ricostruire la trama del romanzo.
A questo punto ho fatto un passo indietro e ho riflettuto sul fatto che Rhett avesse fatto la scelta giusta nel lasciare Rossella e che spettava soltanto al lettore immaginare cosa sarebbe accaduto. Sono state le mosse di Rossella a dettare quelle di Rhett e le sue parole finali in Via col vento parlano chiaramente: "Ci penserò domani, a Tara. Dopotutto, domani è un altro giorno". Sono parole che racchiudono in sé sia la vigliaccheria di Rossella, la quale posticipa sempre il momento di assumersi le proprie responsabilità (di fatto, "Ci penserò domani" è un ritornello in entrami i romanzi), che un ottimismo velato dal timore di riuscire o meno a riconquistare Rhett. 


martedì 24 gennaio 2017

Via col vento, Margaret Mitchell

Via col vento di Margaret Mitchell, Oscar Mondadori 2013
Se mi chiedessero di quale romanzo vorrei essere autrice, la mia risposta sarebbe "Via col Vento!". Tra i cento e passa libri che ho letto ce ne sono molti che ho amato, ma questo romanzo rappresenta per me la perfezione. 
Nell'arco dei miei ventidue anni ho sentito parlare di Via col vento, associandolo ogni volta al famoso colossal hollywoodiano e considerandolo come un qualcosa che si conosce a prescindere, che è entrato a far parte della cultura, ma che fino a qualche anno fa non mi ero data pena di guardare. Mia madre citava spesso Rossella O'Hara quando le capitava di vedere una gonna voluminosa o un grosso cappello di paglia, perché nei ricordi che ha del film le è rimasta impressa l'immagine di Vivian Leigh nell'abito di tulle bianco con fantasia a fiori verdi. Quando la mia curiosità su questa famosa Rossella raggiunse l'apice, decisi finalmente di guardare il film e ne rimasi incantata. 
Eppure, non avevo idea che quel film pluripremiato fosse stato tratto da un romanzo fino a quando non mi capitò di trovarlo tra i classici moderni alla Mondadori. Un istante dopo mi dirigevo alla cassa, cinque giorni dopo Via col vento era diventato uno dei miei romanzi del cuore (si, si...quasi tutti i libri recensiti su questo blog fanno parte della stessa categoria XD). La trama del romanzo è apparentemente semplice: non è altro che il racconto della vita di una donna dai sedici ai ventotto anni, una donna che come il resto del suo paese deve affrontare i duri anni della guerra di secessione.
Rossella O'Hara è una ragazzina che vive nella contea di Clayton, in Georgia, e non pensa ad altro che ad essere graziosa, ai vestiti, ai ricevimenti e ai suoi innumerevoli corteggiatori, i quali farebbero di tutto pur di ricevere le sue attenzioni. In un pomeriggio d'aprile del 1861 trascorso sotto al porticato di Tara, la sua amata casa, in compagnia dei fratelli Tarleton, Rossella O'Hara riceve la notizia che Ashley Wilkes, il suo amato Ashley, sta per sposare sua cugina Melania Wilkes. L'annuncio del fidanzamento avverrà al ricevimento che si terrà l'indomani alle Dodici Querce, l'imponente dimora dei Wilkes. È risaputo che questi ultimi si sposino tra cugini da generazioni, ma Ashley ama lei, Rossella ne è convinta e non le resta altro che andare contro a qualsiasi insegnamento le abbia dato la sua adorata mamma, Elena, e dichiarare il suo amore ad Ashley. 
Il suo proposito si avvera. Rossella coglie la prima occasione che ha di restare sola col suo amato e gli apre il suo cuore. Ma le sue parole sono vane, Ashley sposerà Melania...per quanto egli ami l'immensa voglia di vivere di Rossella. Quest'ultima è furibonda, si sente illusa e non sopporta che un'altra venga preferita a lei. La sua dichiarazione e la sua umiliazione, però, non sono destinate a restare un segreto tra lei e Ashley, perché un altra persona ha assistito, celando la sua presenza, al loro dialogo: Rhett Butler, un uomo di trentacinque anni che è ha alle spalle un passato scandaloso e che non viene più ricevuto dalla buona società. Quello stesso giorno, la guerra tra nordisti e sudisti ha inizio.
Negli anni, Rossella diventa una donna egoista e fa della sua vita una lunga corsa per ottenere l'amore di Ashley. Per quanto impossibile, non rinuncia al suo amore e non si rende conto che non comprenderà mai l'uomo che crede di amare. La guerra ha portato via la vitalità degli anni passati ed Ashley non è più l'uomo che ella amava, o forse non è mai stato chi esattamente Rossella credeva che fosse: l'uomo della sua vita. A lei la guerra ha portato distruzione, fame, disperazione e frustrazione, costretta com'è a prendersi cura di tutto e tutti, persino di Melania e del suo bambino. Per amore della sua terra e della sua casa arriva ad uccidere, a vendere se stessa; solo la speranza di rivedere Ashley e la consapevolezza che lui la ami la tengono in forza, mentre il bisogno di guadagnare denaro per mandare avanti la sua tenuta fa si che la sua reputazione venga distrutta.
Nel decennio che va dall'inizio della guerra alla ricostruzione del paese, la vita di Rossella va avanti tra matrimoni d'interessi, affari coi carpetbaggers, meschinità e consolidamento del movimento del Ku Klux Klan. Rossella è una donna diversa, la società non la comprende. Soltanto un uomo la apprezza e la ama per quella che è...
Rhett Butler vede in lei una furfante, un'opportunista - proprio ciò che lui stesso è - una bambina da amare e proteggere, una donna da rendere felice. La consapevolezza di essere fatti l'uno per l'altro lo spinge a non abbandonarla mai. Nonostante le sue lunghe assenze, Rhett torna sempre da lei, e tra un marito e l'altro le confessa il suo amore, fino a farla sua. Ma l'ombra dell'amore che Rossella prova per Ashley è sempre tra loro, impedendo ad entrambi la felicità.
Questo romanzo è ricco di eventi e non mancano descrizioni dettagliati di alcuni episodi della guerra. Sullo sfondo di questa tragica realtà, la figura di Rossella appare nitida, eretta in tutto il suo egoismo e e la sua vivacità. Sebbene in alcuni casi Rossella sia da biasimare (la sua totale mancanza di istinto materno mi ha spesso fatta arrabbiare), in linea generale credo che sia l'esempio perfetto di una donna che impara a non lasciarsi piegare dalle sventure. Si, Rossella pensa a raggiungere i suoi scopi, non importa in che modo, ma dietro la sua apparente insensibilità si nasconde sempre qualche valore profondo, tra cui l'amore per la sua terra. Dunque io non posso fare a meno di apprezzarla e osservare compiacente come la penna della Mitchell abbia dato spazio alla sfrontatezza della donna, messa in atto per far valere la propria volontà in una società che non guarda mai avanti, nascondendosi negli abissi della tradizione.

Citazione preferita:

"Non avete fatto altro che essere diversa da tutte le altre donne; e questo è un peccato imperdonabile in qualsiasi società". (pag. 564)

martedì 17 gennaio 2017

North & South (la miniserie BBC)

Incappare all'improvviso in una miniserie di cui avevi tanto sentito parlare e guardare tutti gli episodi in una sola notte è quello che accade quando ti abboni a Netflix. Una volta scaricata l'app sul mio smartphone ed aver dato un'occhiata tra i titoli più interessanti, ecco che il tenebroso e affascinante Mr Tornton mi si presenta davanti agli occhi nel suo bel completo da uomo d'affari. Non ci ho pensato su troppo e, senza badare al fatto che guardare la serie sarebbe stato un continuo spoiler (giacché non avevo ancora letto il romanzo) ho dato inizio a una full immersion nel mondo operaio di Manchester.
North & South è una miniserie televisiva in quattro episodi che ha come protagonista Margaret Hale, una ragazza che vive nella campagna del sud dell'Inghilterra ed è costretta a trasferirsi al nord. A Manchester conosce Mr Tornton, un uomo che ha costruito da solo le sue ricchezze e che s'innamora di lei sin da subito.
Così come ho potuto confermare in seguito leggendo il romanzo, la storia narrata in queste quattro puntate è avvincente e assolutamente imperdibile per chi, come me, ama le autrici inglesi come Elizabeth Gaskell e non si perderebbe per niente al mondo qualsiasi trasposizione dei loro capolavori. Ben curata la fedeltà al romanzo, ottima la scelta dei personaggi che, secondo me, hanno interpretato meravigliosamente i loro ruoli. Un milione di stelle sono tutte a favore dei due protagonisti, interpretati da Richard Armitage (Mr Tornton) e Daniela Denby-Ashe (Margaret Hale). A mio parere rispecchiano a pieno le caratteristiche presentate nel romanzo.
Sotto certi aspetti, Mr Tornton mi è parso come un Mr Darcy più rude e, sebbene sia rimasta sorpresa dalla profonda somiglianza tra il protagonista gaskelliano e quello austeniano, non sono rimasta affatto delusa. Persino la storia d'amore che viene a crearsi tra Torton e Margaret ricorda molto quella tra Elizabeth e Darcy in Orgoglio e pregiudizio, ma in ogni caso non credo sia  qualcosa che vada a sfavore della Gaskell, in quanto il contesto e le vicende di contorno sono del tutto diverse da quelle create dalla Austen e questa storia d'amore si colloca in un perfetto quadro di realismo e dolcezza.


(Per saperne di più su North & South leggi la mia recensione al romanzo)

martedì 3 gennaio 2017

L'ho sposato, lettore mio (a cura di Tracy Chevalier)

L'ho sposato, lettore mio (a cura di Tracy Chevalier),
Neri Pozza, 2016
Non si può leggere questo libro senza aver prima fatto entrare nel proprio cuore Jane Eyre di Charlotte Brontë. Si tratta, dopotutto, di una raccolta di racconti ispirata alla celebre frase "L'ho sposato, lettore mio" pronunciata dalla protagonista brontiana nelle ultime pagine del romanzo, e credo sia essenziale capire il senso di questa frase, prima di avere a che fare con questi racconti. Ma nell'introduzione alla raccolta Tracy Chevalier non manca di spiegare perché proprio quella frase ha dato il titolo al lavoro di queste donne, unitesi per dare spazio alle loro interpretazioni.
Jane Eyre annuncia ai lettori che ha sposato l'uomo che ama, un fatto rivoluzionario che la Chevalier mette in luce. È importante che Jane, ovvero Charlotte, abbia scritto "l'ho sposato" e non "mi ha sposata", perché questo sottolinea l'importanza della scelta compiuta da questa giovane donna: se Jane non avesse voluto, Edward Rochester non sarebbe riuscito ad averla in moglie, perché ella non lo desiderava.
Le autrici dei racconti contenuti in questa raccolta hanno letteralmente scritto la loro versione dei fatti, creando personaggi e storie ispirate a questa celebre frase e a parer mio il risultato non è niente male.  Purtroppo, il fatto che si tratti di racconti mi ha spesso lasciato l'amaro in bocca, perché non mi sono mai sentita realmente soddisfatta della lettura e appena riuscivo a capire com'era fatto il personaggio di cui stavo leggendo ecco presentarsi la fine del racconto.
In linea generale, sono contenta di aver letto questi racconti, sebbene non mi siano piaciuti affatto quelli che avevano per protagonisti gli stessi personaggi brontiani e che stravolgevano completamente la storia, sotto certi punti di vista.

Citazione preferita:

"All'inizio su semplicemente gioia. Molto spesso è gioia all'inizio, non è vero? Tuttavia è alla fine che dovremmo giudicare le nostre relazioni." (pag 167)

venerdì 16 dicembre 2016

Heidi, Johanna Spyri

Heidi di Johanna Spyri, I capolavori di Gulliver, 1995
Tutti i giorni mi chiedo quanto sia importante dare peso non solo ai propri desideri, ma anche a quelli degli altri. Mi domando quanto il nostro menefreghismo può comportare grossi cambiamenti nella vita altrui, però la mia risposta sfocia sempre in un'evitabile egoismo, che raramente mi fa sentire in colpa. Agiamo per noi stessi, anche quando crediamo di aiutare il prossimo in modo disinteressato, perché tutto si muove per ricavarne persino il minimo compiacimento, il più scarso profitto. Le vicende di Heidi raccontate in questo libro iniziano soprattutto per delle cause tutte a favore di zia Dete, la quale, avendo trovato un impiego ben retribuito in città, vuole letteralmente scrollarsi di dosso una nipote a cui ha badato per anni, dopo la morte di sua sorella. Un lungo viaggio porta zia e nipote tra i monti svizzeri, dove vive il nonno di Heidi, il vecchio dell'Alpe temuto dai paesani giù a valle.
Il nonno ha un passato alle spalle che lui per primo vorrebbe seppellire, ma l'arrivo della sua nipotina ristabilisce un equilibrio con la vita che forse lui non si sarebbe più aspettato di ritrovare. Insieme, nonno e nipote vivono beatamente in mezzo alla natura che fa da signora tra le pagine di questo libro, ed è amata e rispettata.
Quando l'egoismo interviene ancora una volta, Heidi viene strappata dalle braccia del vecchio, che ormai non è altro che quello...un uomo con alle spalle il fiore della vita che ha perso la sua ultima e unica fonte di felicità. 
Heidi viene catapultata nel mondo cittadino, lontana dalle sue montagne e dalle caprette che lei portava al pascolo assieme a Peter. Conosce Clara, una bambina di qualche anno maggiore di lei costretta a stare in una sedia a rotelle. Con un padre quasi sempre lontano per lavoro e sotto il rigido controllo della governante, Clara non sa cosa sia la vivacità, l'allegria, ma Heidi le apre le porte per questo splendore.
Soltanto quando si ritroveranno di fronte a gravi problemi di salute gli adulti capiranno che Heidi in realtà non è felice, che sta morendo di nostalgia nei confronti degli adorati monti, prati e del cielo azzurro. Il ritorno a casa, tra le braccia del suo amato nonno, è inevitabile. 
Questo libro mi ha fatto riflettere non poco sul modo di agire che gli adulti spesso hanno. Una loro azione può cambiare radicalmente il corso della vita di qualcuno che ancora non sa gestire  i propri giorni e questo mi ha riempito il cuore di tristezza, come se da adulti non diventassimo altro che burattinai. Eppure non è soltanto tra grandi e piccini che si viene a creare questo divario, poiché anche tra adulti ci sono in gioco personalità più forti che  si impongono su quelle più fragili, ed è difficile per queste ultime riuscire a dare rilievo alla propria volontà, così prende forma la rabbia, il risentimento e la frustrazione., ognuna delle quali trova la sua via per farci soccombere.
Heidi mi ha sussurrato all'orecchio che l'altro è importante e mi ha chiesto di urlarlo al mondo.