martedì 17 gennaio 2017

North & South (la miniserie BBC)

Incappare all'improvviso in una miniserie di cui avevi tanto sentito parlare e guardare tutti gli episodi in una sola notte è quello che accade quando ti abboni a Netflix. Una volta scaricata l'app sul mio smartphone ed aver dato un'occhiata tra i titoli più interessanti, ecco che il tenebroso e affascinante Mr Tornton mi si presenta davanti agli occhi nel suo bel completo da uomo d'affari. Non ci ho pensato su troppo e, senza badare al fatto che guardare la serie sarebbe stato un continuo spoiler (giacché non avevo ancora letto il romanzo) ho dato inizio a una full immersion nel mondo operaio di Manchester.
North & South è una miniserie televisiva in quattro episodi che ha come protagonista Margaret Hale, una ragazza che vive nella campagna del sud dell'Inghilterra ed è costretta a trasferirsi al nord. A Manchester conosce Mr Tornton, un uomo che ha costruito da solo le sue ricchezze e che s'innamora di lei sin da subito.
Così come ho potuto confermare in seguito leggendo il romanzo, la storia narrata in queste quattro puntate è avvincente e assolutamente imperdibile per chi, come me, ama le autrici inglesi come Elizabeth Gaskell e non si perderebbe per niente al mondo qualsiasi trasposizione dei loro capolavori. Ben curata la fedeltà al romanzo, ottima la scelta dei personaggi che, secondo me, hanno interpretato meravigliosamente i loro ruoli. Un milione di stelle sono tutte a favore dei due protagonisti, interpretati da Richard Armitage (Mr Tornton) e Daniela Denby-Ashe (Margaret Hale). A mio parere rispecchiano a pieno le caratteristiche presentate nel romanzo.
Sotto certi aspetti, Mr Tornton mi è parso come un Mr Darcy più rude e, sebbene sia rimasta sorpresa dalla profonda somiglianza tra il protagonista gaskelliano e quello austeniano, non sono rimasta affatto delusa. Persino la storia d'amore che viene a crearsi tra Torton e Margaret ricorda molto quella tra Elizabeth e Darcy in Orgoglio e pregiudizio, ma in ogni caso non credo sia  qualcosa che vada a sfavore della Gaskell, in quanto il contesto e le vicende di contorno sono del tutto diverse da quelle create dalla Austen e questa storia d'amore si colloca in un perfetto quadro di realismo e dolcezza.


(Per saperne di più su North & South leggi la mia recensione al romanzo)

martedì 3 gennaio 2017

L'ho sposato, lettore mio (a cura di Tracy Chevalier)

L'ho sposato, lettore mio (a cura di Tracy Chevalier),
Neri Pozza, 2016
Non si può leggere questo libro senza aver prima fatto entrare nel proprio cuore Jane Eyre di Charlotte Brontë. Si tratta, dopotutto, di una raccolta di racconti ispirata alla celebre frase "L'ho sposato, lettore mio" pronunciata dalla protagonista brontiana nelle ultime pagine del romanzo, e credo sia essenziale capire il senso di questa frase, prima di avere a che fare con questi racconti. Ma nell'introduzione alla raccolta Tracy Chevalier non manca di spiegare perché proprio quella frase ha dato il titolo al lavoro di queste donne, unitesi per dare spazio alle loro interpretazioni.
Jane Eyre annuncia ai lettori che ha sposato l'uomo che ama, un fatto rivoluzionario che la Chevalier mette in luce. È importante che Jane, ovvero Charlotte, abbia scritto "l'ho sposato" e non "mi ha sposata", perché questo sottolinea l'importanza della scelta compiuta da questa giovane donna: se Jane non avesse voluto, Edward Rochester non sarebbe riuscito ad averla in moglie, perché ella non lo desiderava.
Le autrici dei racconti contenuti in questa raccolta hanno letteralmente scritto la loro versione dei fatti, creando personaggi e storie ispirate a questa celebre frase e a parer mio il risultato non è niente male.  Purtroppo, il fatto che si tratti di racconti mi ha spesso lasciato l'amaro in bocca, perché non mi sono mai sentita realmente soddisfatta della lettura e appena riuscivo a capire com'era fatto il personaggio di cui stavo leggendo ecco presentarsi la fine del racconto.
In linea generale, sono contenta di aver letto questi racconti, sebbene non mi siano piaciuti affatto quelli che avevano per protagonisti gli stessi personaggi brontiani e che stravolgevano completamente la storia, sotto certi punti di vista.

Citazione preferita:

"All'inizio su semplicemente gioia. Molto spesso è gioia all'inizio, non è vero? Tuttavia è alla fine che dovremmo giudicare le nostre relazioni." (pag 167)

venerdì 16 dicembre 2016

Heidi, Johanna Spyri

Heidi di Johanna Spyri, I capolavori di Gulliver, 1995
Tutti i giorni mi chiedo quanto sia importante dare peso non solo ai propri desideri, ma anche a quelli degli altri. Mi domando quanto il nostro menefreghismo può comportare grossi cambiamenti nella vita altrui, però la mia risposta sfocia sempre in un'evitabile egoismo, che raramente mi fa sentire in colpa. Agiamo per noi stessi, anche quando crediamo di aiutare il prossimo in modo disinteressato, perché tutto si muove per ricavarne persino il minimo compiacimento, il più scarso profitto. Le vicende di Heidi raccontate in questo libro iniziano soprattutto per delle cause tutte a favore di zia Dete, la quale, avendo trovato un impiego ben retribuito in città, vuole letteralmente scrollarsi di dosso una nipote a cui ha badato per anni, dopo la morte di sua sorella. Un lungo viaggio porta zia e nipote tra i monti svizzeri, dove vive il nonno di Heidi, il vecchio dell'Alpe temuto dai paesani giù a valle.
Il nonno ha un passato alle spalle che lui per primo vorrebbe seppellire, ma l'arrivo della sua nipotina ristabilisce un equilibrio con la vita che forse lui non si sarebbe più aspettato di ritrovare. Insieme, nonno e nipote vivono beatamente in mezzo alla natura che fa da signora tra le pagine di questo libro, ed è amata e rispettata.
Quando l'egoismo interviene ancora una volta, Heidi viene strappata dalle braccia del vecchio, che ormai non è altro che quello...un uomo con alle spalle il fiore della vita che ha perso la sua ultima e unica fonte di felicità. 
Heidi viene catapultata nel mondo cittadino, lontana dalle sue montagne e dalle caprette che lei portava al pascolo assieme a Peter. Conosce Clara, una bambina di qualche anno maggiore di lei costretta a stare in una sedia a rotelle. Con un padre quasi sempre lontano per lavoro e sotto il rigido controllo della governante, Clara non sa cosa sia la vivacità, l'allegria, ma Heidi le apre le porte per questo splendore.
Soltanto quando si ritroveranno di fronte a gravi problemi di salute gli adulti capiranno che Heidi in realtà non è felice, che sta morendo di nostalgia nei confronti degli adorati monti, prati e del cielo azzurro. Il ritorno a casa, tra le braccia del suo amato nonno, è inevitabile. 
Questo libro mi ha fatto riflettere non poco sul modo di agire che gli adulti spesso hanno. Una loro azione può cambiare radicalmente il corso della vita di qualcuno che ancora non sa gestire  i propri giorni e questo mi ha riempito il cuore di tristezza, come se da adulti non diventassimo altro che burattinai. Eppure non è soltanto tra grandi e piccini che si viene a creare questo divario, poiché anche tra adulti ci sono in gioco personalità più forti che  si impongono su quelle più fragili, ed è difficile per queste ultime riuscire a dare rilievo alla propria volontà, così prende forma la rabbia, il risentimento e la frustrazione., ognuna delle quali trova la sua via per farci soccombere.
Heidi mi ha sussurrato all'orecchio che l'altro è importante e mi ha chiesto di urlarlo al mondo.

venerdì 2 dicembre 2016

Piccole donne, Louisa May Alcott

Piccole donne (Giunti Kids, 2003) e
Piccole donne crescono (Franco panini ragazzi 1992) di
Lousia May Alcott
Quando si affronta il periodo dell'adolescenza è importante avere accanto qualcuno che ti guidi e quanto è bello sapere che non hai bisogno di cercare a lungo, perché hai già trovato conforto nelle pagine di un libro.
Ho sempre pensato che la mia adolescenza non sia stata niente di particolare, ma non mi pento di essere stata una ragazza tranquilla alle prese soltanto coi libri, la scuola e il suo primo grande amore. Non ho mai desiderato troppo, ma in compenso mi sono costruita una bella dose di sentimenti da dispensare un po’ a chiunque, nella speranza di venir un giorno ricambiata.
Ero una piccola donna, fino a qualche anno fa, proprio come le sorelle March. Ho imparato da loro la costanza necessaria a far miei i tanti insegnamenti della vita, che arrivano spesso senza che tu li richieda, oppure quando pensi di avere le risposte, ma in realtà non sai più niente. 
Non è facile crescere, ma lo sappiamo bene tutti quanti. Affrontiamo l'esistenza chiedendoci perché siamo venuti al mondo e rare volte riusciamo davvero ad essere felici solo per il fatto di “esserci”. Dunque le piccole donne mi hanno impartito bene le loro lezioni, inducendomi a dire grazie per ogni singola ora trascorsa sulla Terra.
La storia che coinvolge le sorelle March è molto semplice: Mag, Jo, Beth e Amy aspettano assieme alla loro mamma il ritorno del padre dalla guerra civile. L'attesa è lunga e dolorosa e non è facile trovare qualcosa da fare con la giusta spensieratezza, soprattutto quando si ricorda il passato vissuto nell'agiatezza, paragonato ora alle ristrettezze economiche a cui devono sottomettersi le cinque donne. Eppure l'animo delle quattro sorelle non si abbatte e trovano tutte un sistema per affrontare le piccole o grandi difficoltà quotidiane. Alle loro spalle, però, si erge la figura di una donna che racchiude in sé tutta la forza: la loro mamma. È lei che guida le quattro "pellegrine"nel viaggio della vita, fino a quando ognuna, crescendo, trova la sua strada.
Con la mia passione per la scrittura creativa e i miei momenti "privati" con la penna, la mia preferita tra le sorelle March non poteva non essere Jo, la quale si rintana in soffitta a mangiare mele mentre è intenta a scrivere il suo capolavoro. Amo la sua spavalderia, messa sempre in mostra per nascondere la sua fragilità; amo inoltre come nel corso della sua crescita riesca a far sbocciare la sua femminilità, quando tutti credevano che non si sarebbe mai liberata del suo lato mascolino. È sempre vittima dei rimproveri delle altre donne di casa per i suoi modi da maschiaccio, per la sua abitudine di esclamare "Cristoforo Colombo!" e imprecare come un uomo; ma dopotutto se fosse stata diversa nessuno l'avrebbe amata tanto, poiché sarebbe stata solo una ragazza come tante.
Meg, la sorella maggiore, è forse la più vanitosa, o meglio quella che cade per prima vittima delle dicerie di coloro che la giudicano soltanto per il suo aspetto esteriore. Essere povera diventa per Meg un motivo di sofferenza, perché non può sfoggiare bei vestiti e guanti candidi ad ogni nuova festa, ma è la sua semplicità, la sua bellezza d'animo ed esteriore a catturare l'attenzione dell'uomo che diventerà suo marito.
Beth ed Amy sono le più giovani. L'una è coraggiosa nei confronti della vita, così brutale in alcune occasioni, l'altra ha l'animo dell'artista e pensa soltanto a come godersi l'avvenire in mezzo a tante ricchezze. È chiaro che queste due piccole donne rappresentino due modi del tutto differenti di guardare la vita, poiché Beth si rassegna presto al suo destino, diventando però la roccia solida a cui Jo può sostenersi quando sente di star per cadere nello sconforto, mentre Amy non è nata per accettare dei rifiuti e la sua volontà trova sempre la via per essere libera.
Ammiro come la Alcott abbia dipinto questo quadretto familiare, così tipicamente femminile eppure così nuovo, fresco...leggero. Ma tra gonne, guanti e mussolina non poteva certo mancare qualche solida figura maschile, come ad esempio quella del padre, il quale dopo tante pene ritorna finalmente a casa, oppure quella del signor Brook, futuro sposo di Meg e del giovane Laury. Quest'ultimo ricopre un ruolo importante nella vita delle quattro fanciulle. Per Jo sarà sempre il compagno di giochi e l'amico fidato, nonostante lui si senta perdutamente innamorato di lei. Soltanto il tempo gli renderà invece chiara la verità, che assumerà il volto di un'altra donna, così vicina eppure sempre creduta irraggiungibile. Il persaggio di Laury s'introduce all'interno di questa cerchia familiare tutta al femminile con la consapevolezza che un giorno sarebbe entrato a far parte della famiglia, in un modo o nell'altro.
Una volta chiuso il libro, aver letto di come sono cresciute le quattro sorelle, come non provare lo stesso desiderio di Laury? Credo che una famiglia felice, composta da cuori puri ed amorevoli, sia l'aspirazione di tutti gli esseri umani, o almeno di quelli che sognano un avvenire sereno.

Citazione preferita:
"L'amore dilegua il timore e la gratitudine sa conquistare l'orgoglio". (Piccole donne, pag 59)

giovedì 24 novembre 2016

25 novembre - Giornata nazionale contro la violenza sulle donne

Con la tua voglia di primeggiare, 
non ti accorgi di doverla amare. 
Lei arriva nel tuo mondo 
(sorridente, radiosa) 
e tu l'accogli furibondo. 
Dunque sei arrabbiato 
e ormai lei è senza fiato. 

Adesso lei è guarita 
e un obiettivo ha nella vita. 
Calpestarti lei vorrebbe, 
ma più pace non avrebbe. 
Allora zitto, stai a guardare 
come una donna sa perdonare. 

Ma non credere d’aver vinto 
se il cuore tu le hai spento. 
Lei altrove trova riparo 
e tu la rivuoi come un avaro. 
Il tuo gioco è già finito, 
chi umilierai risentito? 

Il potere se n’è andato, 
un verme sei diventato. 
Che bella cosa l’emozione 
di volar con l’immaginazione. 
La vendetta stai tramando 
e la mano stai armando. 

Silenzio, l’hai in pugno! 
Un colpo restituisce il regno. 
No, l’hai mancata, 
ed è lotta appassionata. 
La reggia ti ha distrutta 
e gode della tua disfatta. 

Il sogno tuo è svanito 
non hai potere sul cuore tradito. 
Caro uomo voglio dirti 
che 'sto sogno non ha diritti.

La forma dell'anima - La reggia distrutta, Mariarca Portente

martedì 8 novembre 2016

Mamma, andiamo alla Reggia!

(Da quando sono single ho come l'impressione di vivere la vita di una persona estranea, qualcuno di cui non conosco nulla ma che mi assomiglia in modo impressionante. Non si tratta di una qualche esperienza mistica o cose del genere, ma in situazioni come quella che sto vivendo l'unico modo per esorcizzare il dolore è provare ad andare oltre quello che sono in questo preciso momento.
Non è facile reinventarsi quando si conoscono i propri desideri ma si è consapevoli di non poterli realizzare e la frustrazione ti blocca il respiro,eppure è necessario andare avanti e accettare, anche se a malincuore, che la vita va avanti anche se la persona amata non c'è).

Dopo questa lunga parentesi, necessaria per farvi capire il mio stato d'animo mentre scrivo questo post, mi accingo finalmente a raccontarvi cosa ho fatto d'interessante e bello la scorsa domenica, dopo quasi due mesi di lacrime a go go. Per la prima volta da quando ne ho sentito parlare, ho approfittato della vantaggiosa iniziativa "Domeniche al museo" e dopo tanto tempo che lo desideravo sono andata alla Reggia di Caserta per visitare gli appartamenti storici. 
Per chi non fosse a conoscenza di questa meravigliosa iniziativa tutta dedicata alla riscoperta delle meraviglie del nostro paese, vi spiego un po' di cosa si tratta. Ogni prima domenica del mese alcuni musei e altri luoghi in cui è possibile respirare la cultura pura sono aperti gratuitamente al pubblico, per la gioia di chi come me ha tanta voglia di conoscere e sapere quanta storia e arte ci circonda e di cui a volte non siamo neanche consapevoli. È possibile informarsi riguardo quali musei aderiscono a questa iniziativa visitando il sito dei beni culturali.
Domenica scorsa i miei piedi si sono posati per la prima volta sul marmo dello scalone reale della Reggia di Caserta e ho sentito di essere dov'era giusto che fossi, perché il desiderio di arrivare lì era stato tanto forte da non abbandonarmi quasi mai, negli ultimi tempi. 
Ho scelto la mia mamma come compagna della mia giornata reale e vederla sgranare gli occhi come una bimba di fronte alla magnificenza di quelle stanze, fare domande e non smettere mai di meravigliarsi è stata la gioia più grande.
Il tour degli appartamenti è durato circa un paio d'ore ed io ho scattato ben duecentosedici foto, poiché ogni cosa mi sembrava degna di essere immortalata.
Varcare la soglia delle varie stanze e respirare ogni volta l'aria densa d'arte è un'esperienza che auguro a tutti di fare e che ho augurato a me stessa per tantissimo tempo. Quasi non ci credo che dopo ventidue anni io abbia finalmente cominciato a rendermi conto che posso raggiungere qualsiasi cosa, se lo voglio. Vi sembrerà alquanto sciocco che io scriva questo, ma la mia realtà è composta da inesperienza e tanta, tanta, tanta voglia di scoprire il mondo, e le piccole cose che mi accadono assumono dimensioni importanti, per me. Dunque, visitare la Reggia era un obiettivo fondamentale ai miei occhi e sono felice d'averlo raggiunto.
Purtroppo non sono in grado di descrivervi nei particolari cosa ho visto, poiché per raccontarvi dei capolavori che ricoprono i soffitti o la storia che c'è dietro la costruzione di questa immensa opera architettonica occorre un esperto, ed infatti vi lascio nelle mani di chi ne sa molto più di me:

In compenso, sono stata più che disposta a rendervi note le mie sensazioni, perché camminare tra le stanze che sono state abitate da personaggi conosciuti solo tra i libri di scuola, su cui ho sostenuto un esame lo scorso luglio e vedere dal vivo i loro ritratti è stato intenso e assolutamente incoraggiante per la vita da turista che ho intenzione di intraprendere da questo momento in poi.






venerdì 28 ottobre 2016

L'importanza di essere soli

Dopo oltre un mese di assenza mi rifaccio viva nel mio piccolo spazio virtuale e mi accorgo con gran stupore che mi era mancato. Tanto.
Vi chiederete cosa mi abbia portata via dalle mie amate donne con la penna e la risposta è che, tra un libro e l'altro, tra una recensione e una foto postata su Instagram, è intervenuta la vita ed io e il mio ragazzo ci siamo lasciati. Scriverlo qui è un colpo al cuore, perché nel mese trascorso senza di lui non ho ancora preso coscienza del fatto che potremmo non essere più "noi", proprio quando il lato adulto di me stessa iniziava a far capolino più del solito e costruiva un futuro immaginario tutto da condividere.
Quel che so è che è necessario mettere a soqquadro il mio mondo per ritrovare quello spirito di iniziativa perso, comprare la fiducia in me stessa che non ho mai avuto e tirare fuori dall'armadio gli addominali e le chiappe sode di una volta. 
Il tempo, che sta sempre in mezzo, è l'unico che ci darà le risposte, l'unico che modellerà a nostra misura se stesso. Sì, perché difficile o semplice che sia il destino a cui andiamo incontro, anche se ne afferriamo le redini troverà un modo per sfuggirci e allora lasciamolo fare...lasciamolo correre, vediamo di cosa è capace.
In cuor mio so quali sono i miei obiettivi. Per il momento scopro quanto è importante stare da sola con me stessa, vivere per me soltanto. Non rinuncio alla persona che amo, ma soltanto ristabilendo la mia serenità potrò avere il coraggio e la forza di ricondurlo a me.